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RIFORMATORI SARDI: L’ON. MICHELE COSSA A GAZZETTA DEL SULCIS

di Armando Cusa

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I  Riformatori Sardi nella vita politica e nel sociale sono stati sempre in prima fila nel portare la Comunità Sarda all’attenzione dell’opinione pubblica, denunciando il malaffare e battendosi per una trasparenza politica che spesso è rimasta assopita e poco attenta ai problemi più impellenti. Il Consigliere regionale dei Riformatori Sardi, Michele Cossa si è sempre contraddistinto nel suo impegno quotidiano,affrontando le tematiche più scottanti,lasciando sempre un’impronta. E’ proprio per fare il punto della situazione che “Gazzetta del Sulcis” ha intervistato l’Onorevole Cossa per cercare di capire quali siano i prossimi interventi e gli obiettivi, anche e soprattutto in funzione politica che mai come ora è sotto i riflettori.

D) Onorevole Cossa, quali sono gli obiettivi che si è proposto di raggiungere ma in modo particolare quali le urgenze, anzi le emergenze?

R) In Sardegna come in Italia l’emergenza ha un solo nome: lavoro. Politiche sbagliate hanno bruciato ormai diverse generazioni: non è tollerabile che una persona trovi lavoro a 40/45 anni, o addirittura non lo trovi mai e sia costretto a trascorrere la sua esistenza a cercare di sopravvivere. È una tragedia sul piano individuale, ed è devastante sul piano collettivo, sia economico che sociale. I ragazzi scappano dall’Italia, portano altrove la loro intelligenza e le loro potenzialità, e contribuendo a creare ricchezza altrove. Tutte le nostre proposte mirano ad invertire questa tendenza, senza alimentare sogni e illusioni ma cercando di affrontare con realismo e concretezza il tema della crescita ex amica della Sardegna.

D) Indubbiamente non si possono colpevolizzare in toto i Comuni, ma è evidente che il problema incendi ha un aspetto molto più complesso e spesso i Comuni non hanno avuto i mezzi sufficienti per affrontare drasticamente il problema. Onorevole Cossa, qual è la sua risposta?

R) Credo che i Comuni siano l’ultimo e più debole anello di una catena che vede impegnate risorse enormi ma in maniera poco coordinata e con sprechi enormi. Abbiamo denunciato le decine di milioni di euro dei contribuenti che la Regione ha speso per un sistema di telerilevamento degli incendi che non è mai entrato in funzione; oppure il modo superficiale con cui vengono impostati i rapporti con il corpo dei vigili del fuoco; o il ruolo marginale nel quale sono stati relegati i barracelli, che invece spesso sono la frontiera più prossima e più rapidamente attivabile nella lotta agli incendi. I risultati purtroppo si vedono.

D) E’ evidente che il problema rifiuti in primis, discariche, etc.., avrebbero avuto ed hanno necessità di un intervento massiccio di bonifica, atto a salvaguardare ed evitare focolai con conseguenze che sono purtroppo in questo periodo sotto gli occhi di tutti.

R)  Spesso si concentra l’attenzione sui problemi più macroscopici, e si trascurano aspetti della gestione quotidiana che hanno spesso un impatto ben maggiore. Per esempio, la chiusura per otto mesi dell’impianto del Tecnocasic che raccoglie rifiuti legnosi, plastica dura e materassi ha alimentato il proliferare di micro discariche in tutto il sud Sardegna: le campagne, i letti dei corsi d’acqua, le montagne sono invasi da tonnellate di questo genere di rifiuti. Il motivo? I comuni non sanno dove metterli e li respingono, e c’è gente che anziché tenerli in casa se ne libera alla prima occasione. Sarebbe bastata una programmazione appena più attenta e si sarebbe evitata una bomba ecologica che costerà molti soldi alla collettività.

D) Onorevole Cossa,vorrei sottoporre alla sua attenzione l’aspetto squisitamente politico ed in particolare come si stanno muovendo i Riformatori Sardi. Cosa può dirci al riguardo?

R) Nelle ultime settimane abbiamo lanciato una grande battaglia, sulla quale vogliamo coinvolgere tutti i sardi: l’inserimento nella Costituzione della tutela dell’insularità. Si tratta di questo: il 22 ottobre i lombardi e i veneti voteranno per dei referendum consultivi che hanno l’obiettivo di assegnare a quelle regioni più risorse di quelle che hanno attualmente. È  prevedibile che sarà un plebiscito, che travolgerà il sistema di distribuzione delle risorse tra le regioni che abbiamo conosciuto sinora. Noi vogliamo che ne prossimi mesi non si parli solo di Lombardia e Veneto, ma che il “caso Sardegna”, con il grave e permanente handicap geografico e i costi connessi all’insularità, diventi una questione nazionale. Non vogliamo elemosine, ma pari dignità rispetti alle altre regioni.

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