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PORTOVESME, RIPARTONO LE MOBILITAZIONI. I LAVORATORI ANCORA IN ATTESA DI RISPOSTE

di Carlo Martinelli

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Si infiammano nuovamente le vertenze, mai sopite, delle industrie di Portovesme con l’avvicinarsi della scadenza del 31 dicembre. Eurallumina, Alcoa e Portovesme Srl sono ancora in attesa di una definizione dei problemi che ne impediscono la ripartenza, nel caso delle prime due, e il mantenimento degli attuali livelli produttivi, nel caso della Portovesme Srl. Questa mattina una cinquantina di operai e sindacalisti della Eurallumina hanno presidiato l’assessorato regionale all’Ambiente, in via Roma a Cagliari, per sollecitare l’approvazione dell’iter procedurale che permette il riavvio delle produzioni. Forti le preoccupazioni da parte dei lavoratori alla luce delle ulteriori richieste di documentazione e chiarimenti alla proprietaria Rusal, oltre quelle depositate il 16 maggio scorso, da parte degli uffici competenti, per il rilascio della Via (Valutazione d’impatto ambientale). Una volta ottenuta la “Via” la pratica passerà alla Provincia Sud Sardegna per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), ultimo passaggio che darà il semaforo verde all’avvio degli investimenti programmati finalizzati alla ripresa produttiva. L’iter complessivo dovrà essere completato entro dicembre perché a tale data, informano i sindacati, cesseranno gli ammortizzatori sociali per gli oltre 300 dipendenti diretti e delle imprese d’appalto. C’è, poi, l’altra grande vertenza che si trascina ormai da cinque anni: quella dell’Alcoa, unico stabilimento italiano che produceva, ormai, alluminio primario. Il ministro Carlo Calenda ha assicurato una conclusione della delicata vicenda entro il mese di settembre, comunque entro l’anno. Anche in questo caso sono altre centinaia i lavoratori che al 31 dicembre, in assenza di soluzioni, perderanno gli ammortizzatori sociali, molti dei quali già in deroga, pertanto non rinnovabili. Il percorso, stando alle indiscrezioni, dovrebbe concretizzarsi con il passaggio della proprietà dall’Alcoa a Invitalia, l’agenzia governativa dello sviluppo che fa capo al Ministero dell’Economia. Contestualmente la proprietà sarà, successivamente, ceduta alla società che si è candidata a subentrare a quella americana, la svizzera Sider Alloys, salvo colpi di scena dell’ultim’ora. E’ di questi giorni, infatti, l’indiscrezione che si è risvegliato l’interesse per la fabbrica, forse mai accantonato, da parte di un’altra società svizzera, la stessa Glencore. La multinazionale, da quanto si apprende da fonti sindacali, avrebbe infatti ufficializzato, il 31 agosto, la richiesta di effettuare la due   diligence (lo stato degli impianti, ndr) nello stabilimento di alluminio. Il decreto energia, con il quale vengono abbattuti i costi energetici, voce fondamentale nel bilancio di una azienda energivora dovrebbe, poi, essere approvato al Senato entro il corrente mese. Ritardi, invece, si registrano nei lavori che riguarderanno il dragaggio del porto. Opera indispensabile per l’economicità degli approvvigionamenti industriali delle fabbriche che vi si affacciano.  I lavoratori, però, dal canto loro, hanno necessità di capire quale sorte li attende, vista l’enormità di tempo ormai trascorso. Per questo, anche loro, hanno annunciato la ripresa della mobilitazione per sollecitare Governo e Regione all’assunzione delle responsabilità per la definizione della vertenza. Per domani è attesa a Cagliari una manifestazione dei lavoratori sotto gli uffici della Regione.  L’ultima vicenda industriale che tiene col fiato sospeso altre centinaia di famiglie, anch’essa ancora aperta, riguarda la Portovesme srl, azienda produttrice di piombo e zinco, principalmente. La fabbrica ha il problema del conferimento degli scarti di lavorazione, fino ad oggi accantonati nella discarica realizzata nella ex miniera di Genna Luas, nel comune di Iglesias. Ormai il sito è arrivato alla massima capienza. Per proseguire con la produzione la società, che fa capo alla Glencore, ha presentato, da tempo, un progetto per una nuova discarica, adiacente alla prima, le cui autorizzazioni sono ancora al vaglio degli uffici competenti, a livello regionale e ministeriale. Anche in questo caso il tempo gioca contro. La fabbrica ha bisogno della nuova discarica in tempi brevi e certi. In caso contrario, come già annunciato dall’amministratore unico, Carlo Lolliri, non resta che cessare le produzioni e mandare tutti a casa.

      

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