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PORTOVESME: 243 MILIONI DALLE AZIENDE PER BONIFICARE SUOLI E ACQUA. “UN CASO VIRTUOSO MERITEVOLE DI ESSERE ESPORTATO”

di Carlo Martinelli

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È di oltre 243 milioni di euro la spesa prevista per la bonifica e messa in sicurezza permanente dei suoli e della falda acquifera già realizzata, o in fase di realizzazione, nell’area industriale di Portovesme, con investimenti a carico totale delle Aziende: Alcoa, Portovesme srl, Eurallumina, Enel e Ligestra. “Finalmente, dopo vari anni, viene applicato in un’area consortile il principio del ‘chi inquina paga’ con un forte controllo della Pubblica amministrazione a garanzia della qualità tecnica degli interventi di bonifica”. Donatella Spano, assessore regionale all’ambiente, non nasconde la propria soddisfazione a conclusione dell’illustrazione dello stato dell’arte sui lavori di bonifica dei suoli e della falda acquifera dell’area industriale, organizzato ieri sera dal sindaco di Portoscuso Giorgio Alimonda nella locale biblioteca comunale. Dal rapporto, predisposto dal coordinatore del Piano Sulcis Tore Cherchi, risultano impegni per oltre 170 milioni per costi di investimento e oltre 60 milioni per costi di gestione, parametrati per difetto su 5 annualità. Il rapporto precisa che il programma di risanamento avrà, molto probabilmente, una durata almeno decennale, con un corrispondente incremento dei costi. La conclusione dei lavori è comunque subordinata all’esito positivo del monitoraggio per tre anni consecutivi. “Con il principio che “chi inquina paga” la legge ha stabilito che gli attuali proprietari dei siti devono rispondere sulla tutela dell’ambiente, ha chiarito Cherchi. In futuro si potrà anche risalire a chi ha inquinato negli anni passati. È importante evidenziare la presenza dell’Autorità pubblica nelle azioni di messa in sicurezza del territorio, a totale garanzia dell’esecuzione del programma”. Il programma più impegnativo riguarda la realizzazione di una barriera idraulica consortile, per quanto siano già in attività gli impianti di messa in sicurezza d’emergenza (Mise) negli stabilimenti e lungo il perimetro del bacino dei fanghi rossi. “Avremmo voluto che le bonifiche fossero realizzate con le fabbriche in attività, ha commentato il padrone di casa Alimonda. Pur troppo la nostra zona industriale è diventata un’area deindustrializzata”.

La ripartizione dei costi.

Alcoa. Il progetto prevede la rimozione di circa 62.500 metri cubi di terra per un costo di circa 27 milioni, interamente a carico della multinazionale americana. I suoli saranno, successivamente, impermeabilizzati per evitare rischi di infiltrazioni future durante l’attività industriale. I lavori sono in esecuzione e se ne prevede la conclusione entro il corrente anno. I lavori di risanamento sono propedeutici al riavvio dello stabilimento e non ne ostacolano la ripartenza. “Non ci sono molti esempi come questo in Italia, ha chiarito Giuseppe Toia in rappresentanza dell’Alcoa. Inoltre è stato raggiunto un accordo anche in tempi brevi, considerando la complessità della materia. Un progetto innovativo che potrebbe essere replicato anche in altre regioni italiane. La cosa importante da evidenziare, ha aggiunto il manager, è che le aziende non sono eterne e le proprietà passano. Per questo è fondamentale la presenza della struttura pubblica a garanzia del bene comune nell’interesse futuro della collettività”.

Portovesme Srl. Il progetto operativo di bonifica (Pob) prevede due fasi: la prima con le attività in corso, la seconda una volta dismesse le attività produttive. Attualmente è in corso la prima fase, nel settore sud ovest, con un investimento di oltre 8 milioni, a cui seguirà la seconda fase per un costo di circa 7 milioni. L’investimento totale previsto è stimato in circa 25 milioni di euro, interamente a carico dell’azienda. Per quanto riguarda la messa in sicurezza della falda dello stabilimento è stato realizzato un impianto di trattamento che dovrà esercitare fino alla cessazione delle attività. Il costo è stimato in circa 5 milioni.

Eurallumina. Il costo totale dell’intervento è di circa 47 milioni. Di questi 5,9 milioni dovranno essere restituiti dalla società al Ministero dell’Ambiente che ha anticipato i costi per l’impianto mobile di trattamento dell’acqua di falda. Tali risorse saranno poi versate nelle casse della Regione per la realizzazione di ulteriori interventi ambientali. Oltre 17 milioni saranno spesi, in cinque anni, per la barriera idraulica provvisoria del Bacino fanghi rossi (Su Stangioni) e quasi 23 milioni per la messa in sicurezza dello stabilimento. La società Rusal, proprietaria dello stabilimento di allumina, nell’ottica di una ripresa produttiva, ha chiesto l’ampliamento del bacino dei fanghi rossi (per circa 20 ettari) e la sopraelevazione del bacino totale sino alla quota finale di 46 metri sul livello del mare. L’autorizzazione da parte della Conferenza dei servizi è tutt’ora in fase di valutazione e si attende, a breve, l’esito finale.

Ligestra. L’area ex Alumix, all’interno dello stabilimento Alcoa, oggi di proprietà Ligestra Due srl, controllata da Cassa Depositi e Prestiti, è oggetto di un progetto definitivo di bonifica approvato già dal 2001 in sede locale. Il costo iniziale di circa 35 milioni è lievitato a oltre 52 milioni per i maggiori oneri derivanti dall’invio all’estero dei materiali. Circa 5 milioni, in cinque anni, saranno necessari per l’emungimento e bonifica dell’acqua di falda.

Enel. Nel 2012 la società elettrica ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente (MATTM) il proprio progetto definitivo di bonifica dei suoli e l’analisi di Rischio relative alle due centrali “Sulcis Grazia Deledda” e “Portoscuso”. Il costo stimato per la bonifica delle acque di falda, suoli e area parcheggi DeNox è di circa 11 milioni. Mentre per la bonifica del parco ceneri occorreranno, circa, altri 15 milioni, per un totale di 26 milioni di euro.

Barriera idraulica consortile. Per il programma interaziendale della bonifica della falda acquifera superficiale sotterranea è stato stimato un costo, per cinque annualità, di circa 54 milioni, di cui 19 milioni per acquisto di attrezzature e macchinari e 35 milioni per costi operativi e di gestione. Il programma è stato deliberato il 21 marzo 2017 con Decreto Direttoriale del Ministero dell’Ambiente, mentre il 18 gennaio scorso sono stati approvati, con Decreto direttoriale Mattm, i costi a carico delle singole aziende sulla base della lista delle sostanze contaminanti riconducibili ad ogni realtà industriale. Il programma prevede una proiezione temporale delle attività fino a 10 anni. La barriera idraulica di emungimento consisterà nella realizzazione di 61 pozzi per una lunghezza di 4150 metri, parallelamente alla strada consortile. La seconda barriera, di re-immissione in falda dell’acqua trattata, sarà formata da altri 61pozzi, lunghezza 5260 metri, parallela alla linea costiera e a valle del bacino fanghi rossi.

“Sulle bonifiche la nostra attenzione è sempre stata massima in quanto obiettivo strategico della Giunta, ha precisato Donatella Spano. Abbiamo compiuto tappe importanti per il Sin Sulcis-Iglesiente-Guspinese nel rispetto del principio ‘chi inquina paga’ anche per la falda del bacino consortile. Grazie al lavoro di équipe abbiamo messo a sistema le più avanzate conoscenze e strumenti tecnici per una equa ripartizione degli oneri. Un approccio metodologico che potrà essere utilizzato anche in altri contesti”. Concetto ripreso anche da Laura D’Aprile, del Ministero dell’Ambiente, in collegamento skype da Roma: “Ritengo che l’assenza del commissariamento dell’area insieme all’accordo raggiunto con le aziende abbia reso più semplice raggiungere questo traguardo. Siamo certamente di fronte a un caso virtuoso meritevole di essere esportato altrove”. Per Vincenzo Tiana, presidente del Comitato scientifico di Legambiente Sardegna, “Si sta provando a bonificare l’inferno, tanto è inquinata l’area di Portovesme. La bonifica poteva essere fatta già dal 1992, con costi e livelli di inquinamento sicuramente più bassi”. I sindacati, invece, guardano avanti. Per Franco Bardi della Fiom Cgil “Ora è necessario fare in modo che la macchina, ormai avviata, non si fermi”. Rino Barca, della Cisl, evidenzia invece che “senza l’accordo sulle bonifiche l’Alcoa non avrebbe mai ceduto lo stabilimento. Le bonifiche, invece, permetteranno il riavvio di questo stabilimento. Anche i recenti mal di pancia sull’escavo del porto industriale necessario per abbattere i costi delle aziende, aggiunge il sindacalista, non portano certamente benefici alle aziende e quindi ai lavoratori”.

 

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