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MARIACHIARA FARINA: PARTENDO DA NUORO, UNA VITA IN VIAGGIO

di Massimiliano Perlato

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 “Prima ancora di scrivere, io scrivevo”.

La curiosità e l’impazienza nell’apprendere e realizzare è sempre stata una peculiarità di Mariachiara Farina, giovane autrice nuorese che per lavoro vive attualmente all’ombra della Madonnina.

“Avevo tre anni quando una vicina di casa ha deciso di insegnarmi a leggere. All’epoca mi era presa una fissa curiosa: guardavo i documentari di Geo & Geo con i nonni e mi chiedevo cosa potessimo saperne noi della vita di uomini e donne del passato che avevano lasciato soltanto pitture rupestri. Così, per non correre il rischio che il mio tempo fosse frainteso dagli uomini e dalle donne del futuro, avevo pasticciato con un pennarello tutti i muri e i mobili della casa. L’idea di raccontare la mia storia si era risolta in una serie di scarabocchi indecifrabili e in una valanga di giorni di punizione.”

Sono stati gli albori artistici di Mariachiara, perché manifestare idee e concetti da mettere nero su bianco, è da considerare una forma di arte. “Nonostante questo esordio non proprio di successo, la mia pulsione narrativa non si è arrestata. Ho continuato a fantasticare, a immaginare vite diverse, cambiando sempre nella mia testa il finale degli eventi che popolavano la mia giornata. Si trattava di un lavoro intimo e le tracce scritte, piuttosto limitate, le ho distrutte tutte. La scrittura allora sembrava qualcosa di troppo personale per essere condiviso. Solo con la crescita si è trasformata in un’aspirazione. Il desiderio di pubblicare è emerso quando ho iniziato a ri-pensare la scrittura come un modo per entrare in contatto con gli altri e non più soltanto come uno strumento per espandere la mia vita interiore. Il tempo, a quanto pare, ha riportato a galla il vecchio desiderio di una bambina di tre anni di comprendere e farsi comprendere. È stato così che ho deciso di rivolgermi a una casa editrice e di iscrivermi a una scuola di scrittura creativa. Sentivo il bisogno di dare forma e struttura al mio immaginario, ma per farlo avevo bisogno di una guida, di qualcuno che mi fosse di supporto e di confronto per esprimere al meglio un pensiero che non volevo fosse dimenticato. A scommettere sul mio primo romanzo, però, sono state case editrici diverse da quella dove ho studiato.”

Mariachiara Farina, natali a Nuoro, terminati gli studi classici, ha lasciato la Sardegna per iscriversi a Giurisprudenza. L’ammissione alla scuola Sant’Anna di Pisa è stato un passo decisivo nel suo percorso di vita. “L’istituto ospitava ragazzi di tutta Italia; studiavamo, dormivamo, mangiavamo nello stesso edificio. Eravamo una comunità di pari, con le proprie leggi e le proprie regole. Quegli anni sono stati una vera miniera. Ho incontrato persone che mi hanno costretta a mettere in discussione posizioni di cui mi credevo ostinatamente convinta. È stato allora, grazie alla scuola e ai miei compagni, che ho sentito il desiderio di muovere un passo in più.”

Lasciata Pisa per un periodo di studio, dopo la laurea Mariachiara si è trasferita in Australia per lavorare al consolato italiano. “La passione per i viaggi mi accompagna da sempre: chi ha la fortuna di nascere in un’isola impara presto che al di là del confine del mare c’è tutto un mondo che aspetta. Quand’ero bambina a viaggiare era solo la fantasia. I miei genitori e i miei nonni leggevano per me i miti greci, le leggende della nostra terra, alcune favole dell’Europa del Nord. Quei racconti hanno reso la mia vita più vasta, mi hanno insegnato che le persone possono creare interi universi e che la vita – ogni vita – è sempre a suo modo un’immensa avventura.”

L’Australia, terra seducente e contraddittoria, per Mariachiara è stata un’altra tappa basilare. “Ho vissuto un mondo dove natura primordiale e modernità più assoluta convivono nello stesso spazio. Un vero ossimoro geografico. Ciò che mi ha colpita di più, però, è stata la gente: una miscellanea di culture che pur muovendosi l’una accanto all’altra non sembrano unirsi davvero. E intanto il popolo aborigeno osserva il paese che un tempo gli apparteneva con lo sguardo disorientato di chi si è smarrito. Per me che provengo da un’isola la cui identità ti forma nel profondo, era impossibile vivere in un luogo che la propria, di identità, sembra averla perduta.”

Il rientro in Italia è stata una logica conseguenza. Prima Roma, dove ha lavorato come praticante per l’Avvocatura di Stato. Infine Milano, dove ha frequentato un master in business administation. “Nel giro di un paio d’anni mi sono trovata a lavorare come avvocato per un’azienda. Adesso mi occupo di pratiche internazionali che interessano soprattutto l’Europa dell’Est, la Cina e il Nord Africa. Milano è una città a cui devo molto. Se la mia Sardegna ha costruito mattone dopo mattone la mia identità, Milano, a quell’identità, ha offerto l’occasione di crescere ed esprimersi. Amo la ricchezza culturale di questo posto, le possibilità di incontro che offre. Tutti qui possono sentirsi a casa proprio perché quasi nessuno lo è veramente. Tra corsi, festival, teatri e mostre il fermento culturale è vivo e costante.”

Ma l’isola distante rimane per Mariachiara l’inevitabile ombelico del mondo. “È una sorta di richiamo continuo che non può essere ignorato. Alcuni parlano di mal d’Africa, ma nel mio caso dovrei parlare di mal di Sardegna. C’è qualcosa di sacro nelle nostre rocce, un’energia profonda e antica che ti aggancia. E che se ti allontani stringe più forte. Spesso mi capita di sentire persone che si definiscono orgogliose delle proprie origini. Io della mia sardità non sono orgogliosa. Ne sono grata. Non ho nessun merito nell’essere nata in Sardegna; la mia è stata una fortuna attribuita dal destino, che ha permesso alle mie radici di affondare in una realtà profonda e intensa. E di agganciarsi così in fondo che nessun viaggio potrà spezzarle, ma soltanto renderle più lunghe e flessibili.”

E poi il coronamento di un sogno: una prima tappa considerevole ed edificante: il romanzo “Le Furie” edito da Robin Edizioni. “Nasce da una riflessione sul tema dell’identità e della proiezione, una sorta di Orestea al femminile, dove il delitto però è metaforico. Ed è reciproco. Uccidiamo chi ci sta accanto ogni volta che i pregiudizi e le aspettative ci portano a vederlo come ciò che vogliamo (o temiamo) che sia, e non come ciò che è realmente. È per evitare questa continua uccisione che Melania, la protagonista del mio romanzo, sceglie di allontanarsi dalla realtà in cui è nata, la mia intensa Barbagia, e di affrontare un percorso di vita oltre il confine del mare. Da questa rottura prenderà il via una ricostruzione importante e la distanza la aiuterà ad accettare in sé le schegge di un’identità da cui un tempo aveva creduto di doversi difendere. Quando si è giovani si tende spesso a credere che dall’amore scaturisca la comprensione. In realtà nessun essere umano, per quanto ami, può veramente comprenderne un altro. L’altro possiamo solo accettarlo, sforzandoci di guardarlo con occhi puliti.”

La domanda cosa farà Mariachiara Farina da grande, sorge spontanea “È un’espressione buffa. Io non mi sento né grande né piccola. Mi sento entrambe le cose. Un po’ come se vivessi fuori dal tempo. Ma il tempo non deve scapparci, dobbiamo viverci dentro, e così, nei limiti del possibile, cerco di adoperarlo per fermare alcuni pensieri che mi sembra meritino di restare. Ho terminato mesi fa di scrivere un nuovo romanzo, la storia di due donne che hanno lasciato una traccia importante nella mia vita. Il loro è stato un tempo segnato dalla realtà sarda degli anni trenta, periodo storico a cavallo tra le due grandi guerre le ha portate a farsi eroine di un vissuto quotidiano le cui dinamiche, purtroppo, non cessano di ripetersi. Non racconto di più su questo lavoro per rispetto di chi lo sta valutando. In questi mesi, nelle ore che rimangono dopo la mia attività in azienda, mi sto dedicando allo studio per la stesura di una raccolta di racconti. Il tema di fondo sarà il mondo del lavoro. La realtà che viviamo ci sta sfuggendo di mano: attraverso l’analisi di una serie di frammenti di ordinaria follia, mi piacerebbe soffermarmi sulle contraddizioni del nostro tempo. E magari farle esplodere. Questo è quanto sta accadendo nel mio presente. Per il futuro staremo a vedere. Se avrò qualcosa da raccontare, proverò a farlo al meglio delle mie possibilità. E forse incontrerò qualcuno che su questi pensieri avrà voglia di costruire.”

Fresca determinazione nelle parole di Mariachiara: e tanta tenacia, caparbietà, ostinazione. Peculiarità tutte sarde che rispecchiano in pieno la sua personalità. E il tragitto esistenziale che per sommi capi abbiamo raccontato, lo avvalora. “Essere curiosi è necessario per il proprio mondo. Bisogna leggere, scoprire, osservare gli altri, se stessi e la realtà che ci circonda come se fosse la prima volta, come fanno i bambini. È importante saper mantenere questo sguardo aperto, questa capacità di meraviglia. Ci aiuta a non bloccarci su dinamiche acquisite che non giovano alla nostra felicità né a quella degli altri, a non lasciar semplicemente trascorrere il tempo. E se da questa esperienza di apertura nascerà il desiderio di comunicare o fare qualcosa, il mio consiglio è di dare al proprio desiderio la possibilità di esprimersi. Il percorso della scrittura mi ha permesso di entrare in contatto con tante persone che hanno scelto di esporre agli altri la loro ricchezza interiore dandole forma con le espressioni più diverse. A prescindere dal modo con cui si sceglie di narrare – parola, scrittura, fotografia o disegno – la spinta di base è sempre una sola: quella a comunicare e a condividere emozioni. E ben venga questa capacità di rinnovarsi e di generare: è una forma di creazione che non conosce sesso né età. Ed è sempre un dono. Per sé e per gli altri.”

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