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IMPRENDITRICE SARDA DONA DEFIBRILLATORE AD UNA FAMIGLIA DI BRESCIA

da Redazione

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Ancora una volta la sensibilità umana ha un volto: si tratta di Simona Buono, cagliaritana, CEO di Distribuzione Defibrillatori, in prima linea da anni sulla tematica della cardioprotezione pubblica e che ha fatto del “give-back” (ovvero: ridai ciò chela vita ti dà) una missione umana e sociale, ha donato un defibrillatore ad una giovane mamma di Brescia per il figlio undicenne affetto da una malformazione cardiaca fin dalla nascita.

La storia
“Guardare avanti senza aspettarsi niente da nessuno. Anche se alle volte arrivano degli angeli come Simona Buono”. Le parole si addolciscono quando parla di lei, la CEO di Distribuzione Defibrillatori.

Delia Arrigo, giovane mamma di Mirko, che ora ha 11 anni, non ha più parole per ringraziare l’imprenditrice cagliaritana che le ha donato un defibrillatore che le consente ora di essere un pochino più serena per la salute del suo figlio. Delia è di Brescia. E quando era in dolce attesa – dice – “un medico ha preso sottogamba il problema durante la visita morfologica. Quando abbiamo capito che ci poteva essere qualcosa che non andava, in tre settimane abbiamo fatto esami approfonditi, e ci hanno detto che c’era un grosso problema cardiaco. Solo che, beffa delle beffe, gli ospedali dove ci eravamo rivolti per effettuare gli esami non sono stati in grado di mandarci in un centro giusto per intervenire con una certa urgenza. Insomma, alla fine sono dovuta andare da sola in una struttura a Verona dove mi hanno aiutato a capire la patologia del bimbo”.

Mirko subisce operazioni, tutte a cuore aperto, rischia la vita dopo un infarto all’età di 4 mesi. E’ rimasto intubato per mesi, è stato sfamato col biberon, aveva il saturimetro giorno e notte, e la sua famiglia lo accompagna nelle strutture sanitarie di Verona (l’unica attrezzata fra quelle più vicine) una volta a settimana.

“Mirko non ha una patologia con un nome specifico – racconta Delia – ma ha un difetto del cuore, come se fosse girato al contrario, ed è piccolo, avvolto su sé stesso, come una chiocciola. Ha vissuto sufficientemente bene fino a un anno e mezzo fa, dopodiché ci siamo accorti, attraverso esami, che sono le conseguenze dell’intervento da piccolo, che i polmoni – laddove si diramano capillari – si rompono in alcuni punti e provoca la perdita di sangue dalla bocca. Solo che non ci sono cure. Ora siamo in cura a Padova, comunque sempre distante, sebbene più vicini di Verona”.

Di qui l’idea del defibrillatore, perché – dice – “ogni volta che Mirko ha problemi dobbiamo chiamare l’ospedale per prenderlo in tempo e portarlo a Padova. Se non succede in tempo non sappiamo quali conseguenze potrebbero esserci”. Alla fine c’è stato il contatto con l’imprenditrice cagliaritana Simona Buono tramite internet, e dopo diverse interlocuzioni, anche via telefono e poi di persona, mi ha detto che me l’avrebbe donato. E’ stato un angelo”.

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