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IGLESIAS: L’IGEA METTE ALL’ASTA GLI IMMOBILI. IL SINDACO GARIAZZO CHIEDE L’ANNULLAMENTO PER PUBBLICA UTILITA’

di Carlo Martinelli

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Fa discutere la decisione dell’amministratore unico dell’Igea S.p.A. Michele Caria di vendere, mediante gara pubblica, fra gli altri, parte degli immobili della società ubicati nei comuni di Iglesias e Guspini. Il motivo è presto detto: alcuni di questi immobili rivestono carattere di indubbio pregio, sia ambientale che storico, per le comunità del posto. Così è, ad esempio, il caseggiato che sovrasta l’incantevole spiaggia di Masua, per il quale viene richiesto circa 158 mila euro, come base d’asta, oppure il piccolo terreno antistante l’imboccatura della Galleria Chessa, lungo la strada principale di Nebida, frazioni di Iglesias, per il quale è stato stabilito un prezzo base di 4500 euro, il cui bando scadrà fra qualche giorno. In particolare sull’area antistante la Galleria Chessa, di circa 90 metri quadrati, nota come “piazzetta Chessa”, si è registrata la presa di posizione del sindaco di Iglesias Emilio Gariazzo. In una lettera indirizzata all’Igea e alla Regione, assessorati all’Industria e Enti Locali, il primo cittadino, pur prendendo atto che gli immobili in questione non sono più utili alla gestione aziendale della società mineraria, evidenzia però l’esigenza, per l’amministrazione, di acquisire tale area per pubblica utilità proprio, si legge nella nota, “per il particolare interesse per la comunità locale, in quanto legato alla memoria storica identitaria”. Gariazzo quindi chiede la revoca della gara per la cessione ai privati di questa piccola porzione di terra che garantisce l’accesso alla storica galleria Chessa. È quanto meno singolare, per quanto sia comprensibile l’esigenza contabile di fare cassa, che una piccola area, senza nessuna possibilità di utilizzo, antistante un luogo identitario possa essere ceduta ai privati. “L’Igea, proprietaria del bene, scrive Sandro Mezzolani, studioso e profondo conoscitore delle vicende di miniera, in una lettera indirizzata alla Regione, al sindaco di Iglesias, al Soprintendente ai Beni culturali Fausto Martino e al Commissario del Parco Geominerario Tarcisio Agus, in questi anni ha realizzato lavori di sistemazione e valorizzazione dell’area con una spesa decisamente superiore all’importo irrisorio di 4500 euro fissato come base d’asta. Inoltre, aggiunge Mezzolani, il terreno è posto lungo la direttrice per i siti minerari della costa iglesiente dove, nell’Ottocento, si è sviluppata la moderna industria estrattiva. Il terreno, e quindi l’accesso al sottosuolo attraverso la Galleria Chessa, sono da ritenersi di estremo interesse non solo per un rilevante itinerario turistico, ma anche per la testimonianza archeologico-mineraria che questo sito rappresenta per Nebida e per il Parco Geominerario della Sardegna. Trovo assurdo e incompatibile, conclude Mezzolani, il destino del sito, ormai recuperato con risorse pubbliche e trasformato, di fatto, in parcheggio privato di taluni”. L’area, infatti, attualmente è detenuta, si legge nel bando, dall’ex comodatario in attesa della vendita attraverso questo bando pubblico. I contratti di comodato sono stati poi rescissi nel 2015 lasciando la possibilità agli ex comodatari l’utilizzo dei beni fino all’avvenuta vendita. Il contratto di comodato d’uso, come confermato dal responsabile del procedimento della vendita Igea Mario Podda, era stato stipulato con Daniela Tidu, saltata alla ribalta della cronaca per essere coinvolta nell’indagine dei Carabinieri di Iglesias sull’Igea soprannominata “Geo&Geo”. A questo proposito, proprio alla fine di settembre, il pm Marco Cocco, un anno e otto mesi dopo la chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto il rinvio a giudizio per 71 persone coinvolte nell’inchiesta con l’accusa, a vario titolo, di truffa, peculato, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e voto di scambio. Stralciata e proposta l’archiviazione al Gip per gli altri 24 indagati. Dovranno, invece, comparire davanti al Gup del Tribunale di Cagliari, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio sollecitato dal pm Marco Cocco, l’ex presidente della società Giovanni Battista Zurru, l’ex sindacalista Marco Tuveri, la segretaria del presidente Daniela Tidu, il consigliere regionale Giorgio Oppi (Udc) e il nipote Enrico. La Procura di Cagliari, a gennaio dello scorso anno, ha chiuso le indagini sulla società in house che erano iniziate nel 2012.

Nell’immagine sotto l’infografica, evidenziata in verde, dell’area in vendita antistante la Galleria Chessa.

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