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FESTIVAL LETTERARIO LIBEREVENTO: GESUINO NEMUS IN TOUR CON “I BAMBINI SARDI NON PIANGONO MAI” DI ELLIOT

di Carlo Martinelli

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Nonostante il violento temporale estivo che si è abbattuto ieri sera in tutto il Sulcis Iglesiente e nel cagliaritano lo scrittore Gesuino Nèmus (all’anagrafe Matteo Locci) non ha voluto mancare al suo appuntamento con LiberEvento, il festival culturale di Calasetta, nel Sud Sardegna, organizzato dall’associazione ContraMilonga, sotto la direzione artistica di Claudio Moica e Fabio Furia, giunto alla 7ª edizione.

Gesuino Nèmus ha presentato il suo secondo lavoro “I bambini sardi non piangono mai”, edito dalla casa editrice Elliot, parlandone in modo disinvolto e schietto come è nel suo stile un po’ ecclettico.

Il romanzo segue quello d’esordio, “La teologia del cinghiale”, di Elliot, il romanzo più premiato nel 2016 col premio Campiello Opera prima e Selezione Bancarella, definito dalla critica come “Un sorprendente esordio” (Ermanno Paccagnini-La Lettura) e “Un esordio tosto, con una voce narrante ipnotica, dove le risate si colorano di realismo magico e la verità sorprende come una fucilata” (Elisa Manisco-Il Venerdì di Repubblica).

“I bambini sardi non piangono mai” è ambientato nello stesso paesino immaginario del “La teologia del cinghiale”, Telèvras, nella sub regione dell’Ogliastra. In realtà Telèvras, come ha spiegato Nèmus, è solo parzialmente inventato: infatti realmente è un quartiere della cittadina di Jerzu. Il romanzo prende avvio con il ritrovamento di due morti: prima un cadavere “sparato in faccia” e poi, a distanza di qualche giorno, con il ritrovamento di uno scheletro in una grotta. Il giovane capitano dei Carabinieri Marino Terrevazzi, incaricato delle indagini, non sa da che parte iniziare e la collaborazione dei cittadini è nulla: nessuno ha visto o sentito niente. Nel frattempo Gesuino, ormai ritornato a casa dopo una vita passata in manicomio, inizia a scrivere un altro dei suoi libri, sempre con la speranza che possa essere pubblicato. Si tratta di una storia che risale al 1968, quando si inneggiava alla liberazione della Sardegna, mentre le università bruciavano e il mondo sembrava dovesse, finalmente, cambiare. Ma oltre agli ideali c’erano di mezzo anche molti soldi, senza contare i Servizi segreti, depistaggi e sicari senza scrupoli. Gesuino è sicuro che a nessuno possa più interessare quella verità, fino al giorno in cui le sue pagine arrivano nelle mani di chi intuisce che i misteri del passato si intrecciano fatalmente con quelli del presente.

Nella presentazione lo scrittore ha toccato temi delicati come quello dell’indipendentismo, pure affrontati nel libro, se pur in chiave romanzata, con riflessioni profonde sulla storia e le caratteristiche del popolo sardo. Il romanzo, tra le poliedriche definizioni di cui gode, è anche un giallo. Per questo è stato premiato da Polizia &Democrazia con il Premio Fedeli 2016, da decenni il premio che viene assegnato al miglior poliziesco italiano (Camilleri, Lucarelli e tanti altri tra i vincitori delle passate edizioni). Nel 2017 Elliot ha pubblicato il suo terzo romanzo “Ora pro loco” ed è attesa, nelle librerie, la sua quarta opera, e forse l’ultima, con l’eteronimo, alla Pessoa, di Gesuino Nèmus.

Matteo Locci, classe 1958, anni che lui, scherzosamente, vorrebbe aumentare di almeno dieci “perché così, dice, è matematico: ti fanno i complimenti perché non li dimostri”, nella sua vita ha fatto tanti lavori: dai lavori nei campi a quelli in fabbrica, dalle cooperative di facchinaggio ai supermercati. Poi arriva l’arte e la televisione (Mediaset) fino all’editoria con le case editrici e le agenzie di stampa. Poi nasce Gesuino Nèmus, eteronimo, come precisa lui, del suo vero nome con cui esordisce nella letteratura con il pluripremiato “La teologia del cinghiale”. Un nome che volutamente rifugge da quelli roboanti che altri, invece, scelgono di attribuirsi. Oggi fa la spola tra Jerzu, suo paese natale, e Milano dove vive con la sua famiglia, quando gli impegni della scrittura e letterari glielo consentono.

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