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Carbonia: Lettera di una mamma contro licenziamento della figlia

da Redazione

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Datori di lavoro, (evito aggettivi di accompagnamento che mi sembrano alquanto inappropriati), sono la mamma della dipendente che oggi avete licenziato con una lettera raccomandata. La modalità di comunicazione di licenziamento senza dubbio rientra nella procedura corretta dal punto di vista legale, ma ha provocato in me una sorta di brivido, come una nota stonata, considerando che sino ad alcuni giorni fa niente lasciava trapelare la vostra manovra nascosta, tanto che per Natale siete stati così gentili da regalare a mia figlia il panettone, farle gli auguri e poi assegnarle i turni di lavoro per tutta la settimana. Mi scuso se posso sembrare offensiva, ma vi invito a valutare obiettivamente, a me è parsa un’azione da vigliacchi, Giuda non avrebbe potuto far di meglio. La raccomandata avrebbe potuto essere anticipata da un dialogo, parole chiarificatrici, non che fosse vostro dovere, ci mancherebbe, ma umanamente, da persone come voi che hanno molto a cuore la salute e il benessere umano, nonché l’onorevole rispetto per la natura, proponendo nella vostra attività esclusivamente prodotti biologici, mi sarei aspettata un maggior rispetto per la dignità umana, quella di mia figlia. Con la raccomandata non avete avuto modo di vedere la sua faccia, non saprei descriverla, un mix tra sorpresa, incredulità, dispiacere e tutto ciò ci stava, ma non ho sopportato un’altra ombra che ho visto sul suo viso: la rassegnazione, la consapevolezza di non aver alcun diritto, neanche quello di poter parlare e chiedere migliori condizioni lavorative. Non giustificate il suo licenziamento con motivazioni organizzative ed economiche, un altro ragazzo ha già preso il suo posto, ovviamente avrete fatto le cose per bene e non sarà di sicuro inquadrato nello stesso livello di mia figlia, cosa che la legge non consentirebbe. Mia figlia aveva forse disturbato un po’ la vostra organizzazione che a fronte di mesi di ritardo nei pagamenti dello stipendio proponeva orari extra non retribuiti nonché mancanza della possibilità di lavorare al meglio, data la scarsità del personale. Mia figlia è l’unica che ha avuto il coraggio di parlare e, com’è nel suo stile l’ha fatto senza alzare i toni, semplicemente manifestando una situazione di disagio diffuso che sperava di discutere con voi anche per rendere più efficace ed efficiente il proprio operato a vantaggio del locale. Vorrei chiudere esprimendo ciò che penso di voi, ma non voglio infierire aggiungendo che ben sapete la situazione che mia figlia sta vivendo in famiglia con la malattia del padre. Ma che vi importa, tutto vi scivola addosso, gli interessi innanzitutto! Sapete, vorrei tanto che questa lettera giunga sino a voi, non so se ciò avverrà, ma sicuramente qualcuno dei miei contatti la leggerà e questo per me sarà molto importante. Chiudo facendovi un grande augurio: che possiate raccogliere abbondanti frutti di quanto seminate.

Senza saluti, Margherita Pellegrini

 

*tratto dal profilo facebook

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