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ASD THURPOS, UNA SQUADRA SPECIALE

di Manuela Zurru

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Incontro il Presidente Tocco Giuseppe un pomeriggio per fare una chiacchierata su questo meraviglioso sport che in America è tanto apprezzato e in Italia poco conosciuto a livello mediatico. Forse tra i nostri amici c’è qualche appassionato di Baseball, a volte un giocatore. Io ho la fortuna di conoscere, non solo un giocatore, ma addirittura il Presidente di una squadra speciale di Baseball “I Thurpos”. Il racconto sul perché del nome della squadra mi affascina moltissimo, ma mai quanto può esserlo ascoltare la storia della nascita di questa squadra e soprattutto di come giocano. Vi starete chiedendo cosa ci sia di affascinante in un gioco d’oltreoceano? La risposta è nelle informazioni che si trovano sulla loro pagina F  acebook: “Hai un problema alla vista? Sei un ipovedente o un non vedente? Perché non fai sport? Perché non ci vedi? NO! PERCHE’ NON CI CREDI. Contatta i Thurpos”. Ecco, gli ASD Thurpos onlus (nome completo n.d.r.) sono una squadra di Baseball di non vedenti.

Signor Tocco, come mai la necessità di formare una squadra e chiamarla Thurpos e soprattutto diventarne il Presidente?

Nata nel maggio del 2017, la squadra è la volontà di 5 non vedenti, che facevano parte di un’altra compagine che si occupava di sport per disabili visivi, che oltre che fare sport, volevano fare i dirigenti, cioè organizzare le attività sportive e quindi non solo praticarle. Diventare Presidente diciamo che è il mio Karma, come diciamo noi Buddisti. Ogni volta che entro in qualche associazione o cooperativa mi eleggono Presidente. Presidente non si diventa ma ti scelgono. I miei compagni dicono che ho questa parlantina molto immediata ed è utile per essere il portavoce di questa associazione. Per me è un grandissimo privilegio. Purtroppo essere Presidente comporta degli oneri e nelle associazioni ASD se si sbaglia paga sempre il presidente, però hai il grande onore di essere il portavoce e il porta bandiera di questa bellissima esperienza. Ci è piaciuto molto il nome Thurpos perché è molto sardo, in un campionato italiano dove spesso si utilizzano nomi americanizzati – sottolinea Tocco ridendo- per una localizzazione geografica ci chiamiamo Thurpos Cagliari, ma noi vogliamo essere i Thurpos di Sardegna. La nostra storia parte da Orotelli, infatti Thurpos è la maschera di Orotelli e abbiamo girato per Domusnovas, Iglesias, dove c’è un’importante colonia di baseball per normodotati, infatti nel Sulcis si pratica molto questo sport, passando poi per Alghero, per Sassari, Cagliari e abbiamo stretto molti legami con tutti. Thurpos in Sardo, contrariamente a quello che molti pensano, non significa cieco, Thurpos significa non visibile. Era colui che si muoveva nella notte, si dipingeva la faccia di nero e si calava un telo scuro per non essere visto dal padrone, era il bracciante che scappava per andare a bersi un bicchiere di vino con gli amici o per andare dalla sua bella. A noi piaceva molto questa storia perché a modo nostro noi ci sentiamo dei poveri, nel senso che noi abbiamo iniziato da niente e in un anno attraverso queste amicizie siamo riusciti a mettere su la squadra, trovando il personale vedente che ci affianca, a iscriverci al campionato nazionale e a trovare i fondi per poter andare in trasferta. Thurpos è la prima esperienza in Italia, formata e diretta da giocatori non vedenti.

Come si svolge una partita di Baseball per non vedenti?

Nel Baseball per ciechi non esiste la figura del lanciatore. Il battitore, in fase di attacco, quando va sul piatto per battere la palla, con una mano tiene la pallina e con l’altra tiene la mazza facendo un movimento a pendolo e lasciando andare la pallina, batte. Come nel baseball dei normodotati ci sono le quattro basi poste a perimetro. Nel baseball per ciechi non ci si può fermare alla prima base dove è posto un cicalino acustico che suona finché il corridore partito da casa base non giunge in seconda base. Lì si trova il primo giocatore vedente che, con l’aiuto di due palette che batte, ha il compito di indicare dove si trova la seconda base. Più ci si avvicina alla base più il giocatore vedente aumenta l’intensità della battuta con le palette, per segnalare il raggiungimento della base e toccare il cuscinetto. Se la difesa della squadra avversaria non ha preso la palla sei salvo. Se invece l’ha recuperata e l’ha lanciata ad un compagno di squadra inizia l’azione di difesa. La palla ha dei campanelli al suo interno e rotola per terra, il non vedente deve usare l’udito e quando la sente arrivare si deve sdraiare per terra anteponendo il corpo per fermare la palla. Una volta fermata, la lancia nella direzione del compagno di squadra vedente che si trova nella parte esterna della difesa e che chiama <<Due, due>>. Quando la palla arriva nel guanto del compagno di squadra vedente, l’azione di difesa è conclusa. Se il corridore avversario sta ancora correndo è eliminato, se è arrivato già in base è salvo. La squadra è formata da 5 non vedenti, un giocatore vedente, due assistenti di campo vedenti che battono le palette in seconda e in terza base e in più c’è l’allenatore che sta sul monte di lancio e dà le indicazioni ai giocatori della difesa non vedenti prima di battere, li posiziona e li guida. Infine c’è anche l’assistente di panchina che guida gli spostamenti fuori dal gioco.

Perché avete bisogno di un assistente di panchina?

Le persone pensano che i non vedenti restino seduti e fermi in panchina solo perché non ci vedono, e invece non è così. Ci muoviamo, esultiamo, ci arrabbiamo, insomma come i giocatori normodotati, solo che a differenza loro, non vedendoci, ci vuole qualcuno che ci impedisca di sbattere e/o comunque di farci male.

È stato difficile approcciarsi a questo sport?

La prima volta che mi è stato chiesto di giocare a Baseball, probabilmente non sapevo neanche scriverlo. Non conoscevo le regole e non sapevo niente di questo sport. Poi pian piano questo sport mi ha conquistato e ne sono diventato dipendente perché è bellissimo. Io penso che sia lo sport ideale per un cieco perché ti permette di correre in sicurezza

all’aria aperta. È stato più difficile accettare che dovevo imparare e non potevo dare subito tutto me stesso. Soprattutto per giocare in difesa, devi avere una forte capacità di concentrazione perché devi riuscire ad escludere qualsiasi rumore, e giocando all’aria aperta anche l’abbaio di un cane può sovrastare il rumore dei campanelli della pallina. Per evitare differenze tra ipovedenti e non vedenti, in campo tutti indossiamo delle bende sugli occhi. Io consiglio questo sport soprattutto a chi, da poco, ha scoperto qualche malattia che potrebbe portarlo alla cecità, è terapeutico perché attraverso l’allenamento usi la benda e ti permette di familiarizzare con il buio. Poi, finiti gli allenamenti, ti togli la benda e continui ad usare il tuo residuo visivo quotidianamente, però quando sei in campo, capisci che puoi fare tantissime cose anche senza l’utilizzo della vista. È uno sport che può essere praticato da tutti senza limiti di età. Le squadre sono formate da donne e uomini insieme, senza differenze. Nel campionato Nazionale, che è un campionato FIBS, il più piccolo ha 16 anni, e il più grande, che è uno dei nostri giocatori ha 64 anni. Quindi è uno sport per tutti. Noi auspichiamo affinché diventi uno sport delle prossime para olimpiadi.

Quindi per giocare una partita ci vuole molto silenzio, e se qualcuno fa un fuori campo come fa il pubblico a non esultare?

Il pubblico deve avere la pazienza di restare in silenzio fino a quando l’arbitro non dice “fuori campo” e lì può esultare. A volte è difficile.

Ci sono altri sport per non vedenti che si possono praticare in Sardegna?

Qui in Sardegna ci sono il torball, il calcio a cinque però per ipovedenti, il tiro con l’arco, lo scii nautico. A livello mondiale ce ne sono moltissimi altri.

Dove vi allenate?

Siamo ospiti dell’accademia rugby città di Cagliari e ci alleniamo nel loro campo. Poi di tanto in tanto andiamo ad allenarci a Domusnovas e a Iglesias che ci ospitano in un vero campo di baseball. Purtroppo il comune di Cagliari non ha un campo di Baseball nonostante la squadra di Cagliari giochi in seria A e va ad allenarsi ad Iglesias.

Come fate con le spese per sostenere le trasferte?     

La prima divisa ce l’ha regalata la proloco di Orotelli, non poteva essere altrimenti. La seconda divisa ce l’ha donata il Ctm di Cagliari, mentre la tuta è frutto della grande amicizia e collaborazione con i Lions club di Cagliari e Oristano. Con loro ci aiutiamo vicendevolmente, perché i Lions sardi si occupano di reperire fondi per addestrare i cani guida per non vedenti e quindi c’è questo gemellaggio.

Questo sport ha poca visibilità

Noi abbiamo scelto di allenarci un po’ meno ma di puntare a portarlo in giro per la Sardegna, per noi è fondamentale farlo conoscere. Piano piano ci stiamo facendo conoscere. Nel nostro sport se vai in trasferta fuori dalla Sardegna hai dei rimborsi, se invece giochi in casa devi sostenere tutte le spese. Per noi è più importante farci conoscere in casa, per questo creiamo degli eventi come delle cene, degustazione di vini o altro per recuperare fondi per poterci muovere in Sardegna.

Intervistare il Signor Tocco mi ha permesso di conoscere un nuovo sport. Uno sport dove la collaborazione tra non vedenti e vedenti è molto forte. Dove le amicizie nascono sul campo, dove non ci sono differenze di sesso e di età. Insomma, un’esperienza piacevole e da ripetere. Vi ricordo la pagina Facebook della squadra, ASD Thurpos-Onlus, dove potete trovare informazioni sui prossimi eventi e video delle partite.

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