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ASCOLTATI I SINDACI DEL SULCIS DALL’ASSESSORE ALLA SANITÀ

di Claudio Moica

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Prima allontanati e poi accolti con tanto di scuse da parte del capo di gabinetto dell’assessorato alla sanità della Regione Sardegna. Uno spiacevole incidente accaduto stamani alla rappresentanza dei sindaci dell’Unione dei comuni del Sulcis che dopo aver chiesto varie volte e inutilmente un incontro con l’assessore Luigi Arru hanno deciso di autoconvocarsi per portare le rimostranze dei cittadini di un territorio abbandonato dalla sanità. “Abbiamo chiesto come impegno all’assessore – dichiara Marco Antonio Piras, sindaco di Tratalias – che nel Sulcis si faccia una sanità seria. Abbiamo condiviso la riforma che allo stato attuale ancora non è partita.” Tra le istanze dei primi cittadini quella di evitare i doppioni di specialità nei vari ospedali, il potenziamento dei presidi nel territorio e la ripresa dell’emodinamica per le 24 ore. “A noi interessa che venga licenziata la riforma che è diventata legge – prosegue Piras –  quindi che i reparti vengano distribuiti tra il CTO di Iglesias e il Sirai di Carbonia mentre  il Santa Barbara diventi l’ospedale per la lunga degenza.” Escludono problemi di campanile gli amministratori purché si  dia efficienza ai tre nosocomi del territorio “Per l’emodinamica ci è stato riferito che l’azienda non riesce a reperire personale specializzato – racconta il sindaco di Tratalias – e quindi il problema al momento non si risolve. Abbiamo chiesto anche il potenziamento dei punti periferici e che si inauguri il centro di Giba considerato che tutti gli altri sono stati chiusi.” Tutte le richieste sono state acquisite dall’assessore che, però, non ha dato nessuna risposta nell’immediato “Una cosa è certa – conclude il sindaco – se non avremo risposte al più presto ritorneremo ancora e più agguerriti in assessorato.”  Intanto che si aspettano le risposte i cittadini attendono almeno un anno per una visita specialistica, a San Giovanni Suergiu e Portoscuso chiuso il servizio  prelievi ematici dei pazienti diabetici che dovranno andare a Carbonia con la visita di controllo ad un anno  e non più dopo sei mesi, file interminabili al cup mentre quello telefonico risponde a singhiozzi. In questo caso è appropriato l’aforisma “Chi vivrà vedrà” e gli altri riposeranno in pace, si spera!

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