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A PROPOSITO DI “TUTTINUORESI” DI MARCELLO FOIS

di Rosalba satta

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Ho qui, tra le mie mani, il libro di Marcello Fois “Tuttinuoresi”, scritto, perché richiesto, in occasione della Candidatura di Nuoro Capitale della cultura 2020. Comprende una lista di 127 nomi. Persone più o meno conosciute (nuoresi e della provincia) che – come si legge nel retro di copertina e nella prenessa- “hanno dato senso e continuità, spesso misconosciuta, a quel fenomeno di cultura e di visione peculiare del mondo che da un secolo e passa ci è stato tramandato sotto il marchio di Atene Sarda”. Manca il nome di mio padre. E non capisco il perché…anche perché credo non esista un perché, o meglio, non può esserci una giustificazione accettabile (neppure fantasiosa) per motivare una “dimenticanza” così grave, ingiustificabile. Lo so io… ma lo sanno TUTTI i nuoresi che hanno amato e stimato mio padre sia come uomo che come poeta. Non collocarlo nella sua Nuoro che ancora e sempre continua a impreziosirsi delle sue stupende pennellate poetiche significa, a mio parere, dare della città una visione parziale a livello culturale, significa renderla monca, privarla di una delle voci poetiche più significative. Se a scrivere il libro fosse stato un pincopallinoqualunque, avrei capito e giustificato la mancanza come una lacuna culturale. Ma come può un Marcello Fois commettere una simile “distrazione” in una occasione (Nuoro Capitale Italiana della Cultura) – e questo non è un fatto secondario – così importante? Sempre nella premessa Marcello Fois scrive:”Non tutti saranno d’accordo con questa lista”. “So che dovrò fronteggiare coloro che non ci sono e che sentono dovrebbero esserci, a questi faccio notare che da questo Canone sono assente io per primo”. Allora… Tu, Marcello Fois, non sei assente. Al contrario! TUTTO il libro parla di te, nel senso che TUOI sono i pensieri sparsi a commento dei nomi ; non a caso scrivi che “per ognuno di essi hai pensato un linguaggio e una struttura”. TUE sono le poesie, per fare un esempio, a corredo dei nomi di Alessandro Catte e Piero Marras. Tutto l’altro è solo un elenco di nomi. A mio parere (posso?) prima di elencare i figli di Nuoro – alcuni dei quali ancora in fasce – avresti dovuto ricordare i padri della cultura nuorese. Cultura che, per nostra fortuna, non si è fermata con Grazia Deledda, Sebastiano e Salvatore Satta. La cultura di Nuoro non è morta insieme a loro. Altri cuori hanno continuato a battere, a creare e ad emozionarci. Tu sei uno di questi. Ho sempre scritto e detto, anche pubblicamente, che il tuo narrare è da Premio Nobel. Ne sono convinta, oggi più di ieri. Ma sono altresì convinta che se fosse esistito un premio Nobel per la poesia in lingua sarda, mio padre avrebbe fatto parte di una cinquina formata, appunto, da lui, da Giovanni Piga, da Giovanni Pira (che tu non hai citato), da Salvatore Nuvoli (che tu non hai citato) da Mario Sanna (che tu non hai citato). Io, da nuorese doc, non avrei , poi, potuto scordarmi di Lucia Pinna, di Domenico Ruiu, di Gavino Poddighe, di Marco Moledda... E qui mi fermo.

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