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LO STUDIO DEGLI SCRITTI DI GRAZIA DELEDDA UN BENEFICIO PER LA LETTERATURA SARDA
(N° 623 - del 03/2013)


LO STUDIO DEGLI SCRITTI DI GRAZIA DELEDDA UN BENEFICIO PER LA LETTERATURA SARDA
Mario Fadda-Maria Muggianu Scano

L’introduzione dello studio di Grazia Deledda nelle scuole, da parte del Ministero
della Pubblica Istruzione dietro calda indicazione del deputato Pidiellino Mauro
Pili, è un beneficio per la letteratura sarda tutta. Durante la piena attività dell’autrice sono tanti i critici che ne rilevano, infatti, l’onestà nel valorizzare le fonti cui attinse in gioventù, le opere dei suoi pigmalioni che, per ironia della sorte, sono obliati dal tempo e superati in notorietà dalla volenterosa allieva. È il caso di Gavino Scano che la giovane scrittrice citerà interamente per due intere pagine nell’opera d’esordio Nell’Azzurro, raccolta di novelle del 1890. La collaborazione
con lo Scano, senatore, rettore dell’università di Cagliari, presidente dell’ordine forense cagliaritano, fondatore e preside dell’istituto Pietro Martini di Cagliari fu continuativa nel tempo, alcuni esempi se ne hanno tra le pagine della rivista culturale Spigolature d’arte . Il direttore del Corriere di Sardegna, poi passato all’Unione Sarda e ricordato come borghese vip della belle èpoque cagliaritana, è meritevole del rilancio in Italia dello stile letterario dell’ “Imitazione Biblica”. Malgrado ciò sarà inspiegabilmente dissolto dalla memoria letteraria sarda, curiosa
realtà che porterà Francesco Dettori ad affermare con disappunto per l’ omertà dei critici letterari circa lo Scano: «mi è sembrato che quei suoi versi molto ritraggano della maniera di Dante, sì per i concetti, sì per lo stile e l’allegoria, e nella condotta ed economia delle parti non sarà per avventura chi appunti i suoi sonetti della benché minima menda».
Analogo destino di Gavino Scano avrà la scrittrice iglesiente Amelia Melis De Villa, verso la quale il Nobel di Nuoro non nasconderà mai un’attenzione ammirata che la porterà a pubblicare fervide recensioni e a spronarla in privato a continuare il proprio percorso autoriale. L’autrice debuttò esattamente cento anni fa con Faula de orbaci mentre Grazia Deledda torreggiava sugli autori sardi con Canne al Vento, masterpiece della produzione matura. Trasferitasi a Cagliari nel 1911 dopo la morte del padre, emerito professore laureato in ingegneria e in matematica pura, Amelia raggiunse
Roma con la sorella Lidia, nel 1921, per essere vicina ad uno dei giovani fratelli, Renato, giornalista, autore di numerosi studi di natura economica e sociale, Capo di Gabinetto e successivamente Capo Ufficio Stampa del Comune di Roma.
Con l’altro fratello, Armando, architetto ed ingegnere, cattedratico al Politecnico di Torino, fondatore e direttore delle riviste “Urbanistica” e “Architettura Italiana”, autore di studi, di piani e progetti per l’opera di ricostruzione edilizia in Italia, Amelia formava un’eletta triade di intellettualità. È con Alba sul Monte che Melis De Villa, nata come firma giornalistica de
“Il Tempo”, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “Il Giornale d’Italia”, “L’Unione Sarda” e numerose riviste americane. Grande l’impegno umanitario come presidente del movimento filantropico delle Cordeliane con il quale contribuirà alla costruzione del reparto pediatrico per i poliomielitici dell’ospedale Binaghi di Cagliari. Il grande successo di Amelia Melis De Villa si
arresta durante il Ventennio fascista. Non pronuncerà i sì al potere, utili ad andare avanti l’indomita e fiera gemma di Iglesias. L’autrice “delle miniere” trattò prevalentemente argomenti relativi alla Sardegna. Il suo capolavoro, apprezzato unanimemente dalla critica mondiale, è “Alba sul Monte” che indaga con profondità delle realtà connesse al mondo minerario, il suo. Grazia Deledda è dunque una feconda lente d’ingrandimento sulla letteratura isolana, non solo per la
propria produzione ma come anello di congiunzione tra le mirabilia letterarie di fine Ottocento e metà del XX secolo. A cento anni esatti dalla pubblicazione di Canne al vento, l’inserimento della conoscenza deleddiana nei programmi didattici ministeriali non può che essere, con rafforzata convinzione, un’importante vittoria per la letteratura sarda meno nota e i suoi protagonisti che languono insopportabilmente sub cineribus.

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