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SARDEGNA IN LIBRERIA IL CONTRASTATO DESTINO DI ANGELICA E BRUNO VISSUTO NELL’ULTIMO ROMANZO DI GISELLA PIBIRI
(N° 527 - del 03/2011)


SARDEGNA IN LIBRERIA IL CONTRASTATO DESTINO DI ANGELICA E BRUNO VISSUTO NELL’ULTIMO ROMANZO DI GISELLA PIBIRI
Alessandro Carta

Valori e immagini d’altri tempi, vissuti in un paesino qualsiasi della Sardegna, dove tradizioni e ancestralità convivono ai margini della società che cammina velocemente. E’ la storia vissuta da due giovani del paesino di Norilai, dove Angelica e Bruno sono nati e cresciuti e dove matura la loro irreale storia d’amore, come mille altre vissute circa mezzo secolo fa.
Si perché, nel nuovo romanzo “L’anello al cuore” di Gisella Pibiri, l’ambiente si ricollega a quando i baciapile cattolici non potevano incontrarsi con i comunisti. O meglio, i comunisti non erano ammessi ai Sacramenti e neppure, da morti, potevano beneficiare delle esequie religiose. La scomunica era imperante. Per i due protagonisti della nuova fatica di Gisella Pibiri, tuttavia, questa differente condizione di credo politico non contrastava con la loro intenzione di coronare il sogno d’amore. A far da differenza c’erano i familiari dei due giovani, ma soprattutto il parroco don Emanuele la cui intransigenza arrivava ad additare e fare i nomi degli “scomunicati” durante l’omelia.
Un parroco particolare, che tutto il paese, nel bene e nel male, sopportava per via di quel caratteraccio. Ai suoi tempi, al tempo del suo primo ministero in Barbagia, “quando le penitenze per i peccati dei suoi fedeli, le offerte per i morti, le promesse ai santi, si materializzavano in galletti ruspanti già spennati, in maialetti teneri che avevano appena succhiato il latte della scrofa, in uova ancora calde, in ceste colme di zippole, in ampolle di vino novello”, questo prete doveva essere stato di tutt’altro umore. “Rifiutare, non mangiare quel ben di Dio non era possibile, affermava, e lui mangiava tutto con piacere, con appetito sempre crescente ad ogni ora della giornata, al punto che il digiuno del venerdì e della quaresima erano diventati per lui un sacrificio, un prematuro assaggio dell’inferno”.
Il paese di Norilai non doveva avere niente di particolare al confronto con altri centri della Sardegna, di quella realtà dove i ricchi possidenti vivevano una vita di lavoro, per evitare che le loro fortune andassero a sgonfiarsi; e dove i poveri, quelli abituati a fare i servi-garzoni, avevano qualcosa in più degli altri: l’aspirazione di uscire prima possibile da quella condizione di miseria.
Gisella Pibiri in quell’anonimo ambiente ha saputo cucire una storia, non poi tanto inverosimile per i tempi in cui essa è stata collocata, di due giovani che si erano promessi eterno amore.
Lui, Bruno Burachi, lavoratore indefesso e di famiglia benestante; lei, Angelica Murtas, studentessa magistrale, bella e accattivante, di famiglia modesta, sia pure dignitosa e timorata di Dio.
Ma proprio quando tutto sembrava che stesse per coronarsi al meglio, già dentro chiesa e inginocchiati davanti al prete, qualcosa di imprevedibile ha disciolto l’unione, quasi come un solleone avesse raggiunto la fresca neve, sciogliendola all’istante.
Fortunatamente l’epilogo del romanzo recupera la sua positività e si conclude con i protagonisti a gioire in un sia pure drammatico momento per entrambi. Un finale a sorpresa, insomma, che per la sua impalcatura scenica riesce a dare il colpo ad effetto.
Certamente il lettore di “L’anello al cuore” avrà modo di valutare la delicata trama del libro, forse anche un libro d’altri tempi, ma certamente ben scritto e con un lessico appropriato, dove percorso e epilogo sono capaci di ritrovare valori e ambienti quasi soffocati dal frenetico rincorrersi degli eventi.
Ma soprattutto, in Gisella Pibiri, il lettore potrà ritrovare il piacere di una sana lettura, per niente artificiosa e contorta, in cui molti autori, anche di vaglia, oggi inducono i propri lettori. Si avverte in questa Autrice una spiccata sensibilità, bagaglio di tanti anni d’insegnamento elementare, e che diventa via via nel libro il collante delle scene che vi si sviluppano, e nelle quali anche le tinte descrittive sono state scelte tenui e capaci di suscitare interesse alla lettura.

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