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SARDEGNA IN LIBRERIA LE EMOZIONI SCATURITE DA UNA FAVOLA D’ALTRI TEMPI NEL ROMANZO “MORDIPIEDI IL TENEBROSO” DI PAOLA ALCIONI
(N° 473 - del 02/2010)


SARDEGNA IN LIBRERIA LE EMOZIONI SCATURITE DA UNA FAVOLA D’ALTRI TEMPI NEL ROMANZO “MORDIPIEDI IL TENEBROSO” DI PAOLA ALCIONI
Alessandro Carta

Sembra quasi di tornare indietro nel tempo, quando nonna Maria, ogni sera, presentava “unu contixeddu” per i ragazzini di via Corsi. Erano un pò le fiction ante literam, quando le televisioni non erano ancora familiari e gli intrattenimenti serali erano fatti di giochi popolari tra “pencareddu”, “zaccaeponi”, “luna monta”; o per le ragazzine era in voga trastullarsi con le bambole o lanciarsi i cerchietti.
Paola Alcioni ha scelto una di queste storie fantasiose, l’ha arricchita di mistero e suspence, e ne ha tirato fuori una godibile romanzo, adatto anche agli adolescenti impegnati nelle scuole di primo e secondo grado.
Solo alla fine del libro si scopre che l’intera trama corre sul filo di un sogno da incubo di Pietro il quale, risvegliandosi si accorge che la realtà è diversa e che certi personaggi inventati per spaventare, e riportare alla normalità, i bambini irrequieti e disobbedienti, sono frutto di una cultura ormai alle spalle e alla quale i giovani d’oggi non danno più credito. Ma tutto ciò non significa che quel sistema educativo, quello impostato su “momoti” (prevenire il pericolo), “sa mama ‘e su soli” (evitare il solleone estivo), “mama funtana” (restare lontani dai pozzi d’acqua), “Maria puntaoru” (punire i bambini golosi), non abbia avuto la sua oggettiva efficacia.
Intere generazioni hanno convissuto con le fate, streghe, orchi, col brivido del buio, con “is cogas”: tutto questo, molte volte, inscenato all’interno o intorno ad un antico nuraghe o di una “domu de s’orcu”.
“Seduta sul bordo di un pozzo, cucendo un nuovo sortilegio, un’orribile strega cenciosa canterellava, pensando con soddisfazione a quanti ragazzini, e a quanti adulti, attaccabrighe, disubbidienti e collerici c’erano ancora nel mondo.. Pietro scoppiò in una risata sguaiata”.
Appare evidente che il racconto ha riportato d’attualità una Sardegna ormai proiettata su differenti standard di maturità dei giovani, ai quali resta difficile, dopo cinque-sei anni credere in babbo natale, befana, o altri frutti di fantasia, sia pure positivi. Ancor meno, poi, in qualche credenza negativa, di fronte alla quale, però, talvolta emergono i brivido.
“”Anzitutto, precisa l’autrice di “Mordipiedi tenebroso” Paola Alcioni, volevo che il racconto fosse ambientato in una Sardegna immaginaria, e Gimisterru è un nome plausibile per un paese. E’, inoltre, il nome sardo della “Fumaria capreolata”, come è detto nel testo: non potevo privarmi degli effetti suggestivi del nome e dell’aspetto dell’erba”.
Protagonisti del libro-racconto, che ha inizio con pochi personaggi, finiscono per essere otto ragazzi che, abbandonata la scuola, si avventurano in campagna, attraversando sul far della sera una zona mineraria dismessa, dove ombre e movimenti sospetti fanno paurosa presa sui giovani protagonisti.
L’obiettivo era quello di trovare indizi sulla mamma di uno di loro, scomparsa di casa misteriosamente, mentre si trovava a decodificare una pergamena antica sulla quale si parlava di misteri vari.
Il libro di Paola Alcioni ha il pregio di accattivare la lettura che si completa in un tre-quattro riprese. Obiettivamente, và riconosciuto che si tratta di uno dei rari libri editi in Sardegna e che possono andare in mano sia a grandi che a scolari-studenti. Un racconto assai stimolante la lettura, ma anche formativo sotto l’aspetto lessicale. D’altri tempi? Per niente: ciò in cui si crede oggi sarà presto superato da un domani, si spera, più positivo.

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