Gazzetta del Sulcis Iglesiente - Settimanale della Provicia Carbonia Iglesias  
  
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Lettere al giornale

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Lettere

Riceviamo e Pubblichiamo di Antonello Caria

Gazzetta del Sulcis Iglesiente N° 507 del 28 Ottobre 2010

Anche la Segreteria Provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia esprime la propria posizione in merito ai gravi episodi di disordine e violenza verificatisi ieri in Via Roma, davanti al Palazzo del Consiglio Regionale, durante la manifestazione di protesta del movimento dei pastori sardi.

Per prima cosa, vogliamo rivolgere pubblicamente un sentito ringraziamento a tutti i rappresentanti istituzionali, politici e sindacali che hanno espresso ferma solidarietà a tutti gli uomini della Polizia di Stato, e di tutte le altre Forze di Polizia, impegnati, per tutta la giornata di ieri, nel presidio di prevenzione predisposto appunto per assicurare a tutta la collettività locale l’ordine e la sicurezza pubblica.

In secondo luogo, rivolgiamo un particolare saluto a tutti i colleghi ed ai manifestanti che si trovano ricoverati negli ospedali della città per le ferite riportate durante gli scontri di ieri, augurando loro una pronta guarigione.

In terzo luogo, vogliamo ringraziare pubblicamente tutti i cittadini, ed in particolare gli automobilisti, perché ieri, ancora una volta, hanno dimostrato un grande spirito di solidarietà e di tolleranza verso i manifestanti , per aver saputo pazientemente sopportare i gravi e prolungati disagi derivanti dagli imbottigliamenti e lunghe code createsi nelle strade della città.

Detto questo, dobbiamo precisare che noi, al di là delle appartenenze ed al gioco dei diversi ruoli svolti nella vita sociale, comprendiamo benissimo le ragioni della protesta dei pastori sardi, non foss’altro perché i tanti sardi in divisa, presenti anche ieri durante gli scontri, quando nel proprio albero genealogico non ritrovano uno stretto parente minatore, trovano un padre, uno zio, o quasi sicuramente un nonno che ha svolto durante tutta la  sua vita la difficile attività di pastore.

Non è la prima volta che problematiche a forte impatto e tensione sociale, esplose all’interno di importanti settori strategici del nostro già debole sistema produttivo isolano, finiscono per essere scaricate, in assenza di risposte adeguate, nel duro terreno dello scontro di piazza.    

Sempre più spesso gravi tensioni sindacali e sociali sfociano in problemi di ordine e sicurezza pubblica, con inevitabili scontri nelle strade e nelle piazze delle nostre città.

Ed allora, alla luce di queste semplici e veloci considerazioni, i sardi in divisa, che conoscono sia la dura realtà della strada che quella della campagna, fanno appello al buon senso di responsabilità di tutte le parti in causa, in particolar modo di tutti gli aderenti al M.P.S., perché la legittima vertenza del comparto produttivo possa trovare presto soluzione all’interno di un proficuo processo di dialogo sociale con tutti i soggetti istituzionali interessati.

Siamo pienamente solidali con tutti coloro che vivono, ed alcuni casi anche in modo drammatico, i problemi del comparto agro pastorale, anche perché consapevoli dell’importanza che esso riveste per l’intero  territorio della Sardegna, e non solo per i suoi rilevanti aspetti economici, ma siamo altresì fortemente convinti che qualsiasi battaglia civile e democratica debba essere combattuta necessariamente nel rispetto delle regole e del patto sociale sottoscritto da ognuno di noi con la comunità locale.

Per questo motivo riteniamo che ieri sia i nostri uomini che gli aderenti al vostro movimento siano stati vittime inconsapevoli di qualcuno che, nel nome di una falsa lotta politica, ha subdolamente tentato di perseguire, per proprie ambizioni personali, una strumentalizzazione ideologica di una sana e legittima protesta.         

Nel ricordare il significato profondo ed attuale dei versi della poesia scritta da Pier Paolo Pasolini  all’indomani della guerriglia urbana esplosa a Valle Giulia tra manifestanti e celerini, nell’ambito della contestazione studentesca del movimento sessantottino,  ci teniamo a ribadire con forza che noi uomini in divisa siamo figli del vostro stesso ed amato popolo sardo.

                                                   Il responsabile delle relazioni esterne e rapporti con la stampa

Dr. Antonello CARIA

                                                                                            Lettere

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