Gazzetta del Sulcis Iglesiente - Settimanale della Provicia Carbonia Iglesias  
  
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Lettere al giornale

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Lettere

Lettera in Redazione di Mauro Pistis

Gazzetta del Sulcis Iglesiente del 08 Gennaio 2009

Caro Massimo,

questa è la lettera che inviai al Sindaco di Arsia, che fu pubblicata nel Dicembre 2007 nella rivista in lingua italiana IL GAZZETTINO della “Dante” Albonese, molto diffusa in Istria e fra gli esodati istriani, fiumani e dalmati, ai quali viene spedita per posta non solo in Italia e nel resto dell’Europa, ma anche negli Stati Uniti, nel Sud America e in Australia. Ti allego anche alcune fotografie che potrai pubblicare con la seguente indicazione: quelle a colori (foto Mauro Pistis), mentre quelle in bianco e nero (collezione Mauro Pistis).  

Grazie per l’attenzione. Ciao, Mauro Pistis

Gent.mo Sindaco di Arsia = Cijenjeni Načelnik Općine Raša - Josip Pino Knapić,

il Sindaco di Carbonia, On. Ing. Salvatore Cherchi, le ha già scritto una lettera tempo fa’ e le ha inviato un pacco, mi chiede informazioni sul gemellaggio fra Carbonia e Arsia. Al fine di instaurare un rapporto di collaborazione, le invio le seguenti note che possono contribuire a capire meglio il legame e i rapporti esistenti in passato, per almeno 10 anni dal 1933 al 1943, fra il bacino carbonifero del Sulcis (Sardegna sud-occidentale) e quello dell’Arsa (Istria sud-orientale). Innanzitutto occorre sottolineare che l’emblema civico di Carbonia è uguale a quello di Arsia, perché entrambi gli stemmi comunali hanno al centro come simbolo la lampada del minatore anche se con colori diversi nello scudo araldico. Pare, comunque, che i due simboli comunali con lampada del minatore furono scelti in un concorso di idee fra artisti organizzato dai dirigenti dell’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), che con la società Carbo-Arsa gestì il bacino carbonifero istriano, mentre con la Carbo-Sarda quello minerario del Sulcis.

   Carbonia (significa: Luogo o Terra del Carbone, in lingua sarda Carbònia o Crabònia) è una cittadina di 30.000 abitanti, è il capoluogo (con Iglesias) della nuova Provincia di Carbonia-Iglesias [sigla o targa: CI ] (istituita nel 2001 ma attiva dal 2005), che avrà settanta anni il prossimo 9 giugno 2007, perché il giorno della Fondazione del centro comunale fu il 9 giugno 1937, in ricordo della visita di Benito Mussolini al centro carbonifero di Bacu Abis (frazione di Carbonia simile ad Arsia), avvenuta due anni prima nella stessa data. La rituale cerimonia della Fondazione di Carbonia, con le tipiche celebrazioni del regime di allora, si realizzò, in presenza delle diverse autorità civili, militari e religiose, con la posa della prima pietra alla base della Torre Littòria, ora Torre Civica, primo edificio costruito in città sul Monte Fossone. Questa commemorazione viene spesso confusa con la giornata dell’Inaugurazione di Carbonia, che fu celebrata il giorno 18 dicembre 1938 dallo stesso Capo del Governo di allora, Benito Mussolini, il quale fece un discorso inaugurale e propagandistico in presenza di oltre cinquantamila persone, radunate nella centrale Piazza Roma, a conclusione dei lavori di edificazione del centro urbano della città. Poi, Mussolini ritornò a Carbonia il 15 maggio 1942 per l’Inaugurazione di Cortoghiana (altra frazione carbonifera di Carbonia simile a Pozzo Littorio d’Arsia = Podlabin), dove visitò il centro abitato e la miniera, e tenne un discorso, meno solenne ma più propagandistico, in presenza di migliaia di persone, adunate sempre nella stessa Piazza Roma. Altre date importanti per Carbonia sono: il 5 novembre 1937, data della Costituzione del Comune; il 9 febbraio 1939, data in cui fu riconosciuto e attribuito il titolo di Città; la festività di San Ponziano, patrono della cittadina mineraria; il giorno 4 dicembre per la festa di Santa Barbara, protettrice anche dei lavoratori delle miniere, l’attività lavorativa una volta prevalente in città e nel territorio.

  Gli abitanti di Carbonia sono denominati Carboniensi, a volte Carboniesi (in sardo Carboniesus o Carboniantis). La caratteristica particolare di questo comune, che è stato un centro di fondazione autarchica e fascista, è costituita dal fatto che ha una popolazione originaria eterogenea, quasi “multietnica”, proveniente da diverse zone d’Italia, soprattutto dai centri di tradizione mineraria. Tutto questo fa di Carbonia un comune diverso rispetto a tutti gli altri della Sardegna; ed è questa la ragione per la quale in questa città non esiste un dialetto proprio, ma un italiano, a volte con la tipica cadenza sarda, che ha sue caratteristiche espressioni gergali, che necessariamente ha costituito, e costituisce ancora, una sorta di lingua franca comune, che consente di far comunicare fra loro le diverse comunità presenti nel comune, ora più omogenee e meno divise rispetto al passato. Questo è dovuto al fatto che i nuclei familiari originari di uno stesso paese, sia a causa di matrimoni diciamo “misti” o legami parentali con altri nuclei familiari di altre parti d’Italia, o anche soltanto di diverse zone della stessa Sardegna, sono stati costretti, in una realtà come quella di Carbonia, a perdere o a rinunciare alla tipica cultura e al proprio dialetto del loro comune di provenienza. Il sardo con la variante campidanese, seppur relegato ad esclamazioni, ad espressioni gergali o all’ambito familiare, rimane, comunque dopo l’italiano, la lingua più diffusa e compresa, ma poco parlata anche tra i sardi residenti in città; dove si trovano, però, anche comunità numerose di abruzzesi, calabresi, friulani, marchigiani, pugliesi, siciliani, toscani, veneti e altri, insomma quasi tutte le province italiane sono, o sono state, qui rappresentate, comprese quelle della regione giuliano-istriana, con famiglie provenienti da Albona = Labin, da Fasana d’Istria = Fažana  e da Gallignana = Gračišće. Ma la maggior parte dei giuliano-dalmati in Sardegna si trova a Fertilia, frazione di Alghero, dove si trovano nuclei compatti di abitanti originari di Orsera = Vrsar, di Parenzo = Poreč e di Rovigno = Rovinj e qualche famiglia dalmata originaria di Zara = Zadar.

   Il popolamento di Carbonia ha avuto un andamento oscillante, legato allo sviluppo produttivo delle attività carbonifere, con rapidi incrementi in pochi anni fino a far diventare la città il terzo comune più popolato della Sardegna (con quasi 60.000 abitanti), dopo Cagliari e Sassari, e il primo centro di fondazione autarchica d’Italia per popolazione fino agli anni sessanta. Mentre, dagli anni sessanta in avanti, il popolamento di Carbonia fece registrare continui e progressivi decrementi, dovuti alla quasi completa chiusura del bacino carbonifero e dei relativi impianti minerari, con la riduzione del personale addetto alle suddette attività che passò da circa ventimila lavoratori a poco più di un qualche centinaio di dipendenti, rimasti ora nelle ultime due miniere di carbone ancora attive, ubicate però nel vicino comune di Gonnesa, fuori dal territorio comunale carboniense. Questo andamento così oscillante della popolazione ha fatto registrare negli uffici anagrafici comunali la seguente situazione in 70 anni: a Carbonia sono nate più di 250.000 persone e hanno avuto la residenza circa 500.000 abitanti, con 750.000 presenze valutate e stimate per almeno tre mesi. Fotografa bene quel periodo il seguente detto popolare diffuso in Sardegna: “Si calincunu perdit unu fillu, de siguru dd’agatat a Carbonia (Se qualcuno perde un figlio, di sicuro lo ritrova a Carbonia)”. Questo fenomeno, che meriterebbe uno studio più appropriato e approfondito, caratterizza la città mineraria che sembrava destinata alla scomparsa, senza tanti rimpianti, dopo la chiusura di quasi tutti gli impianti del bacino carbonifero sulcitano; ma che ora, seppur faticosamente, sta trovando nuovi equilibri e sviluppo nel terziario come centro di servizi non solo nel territorio del Sulcis (circa 100.000 abitanti), ma anche oltre fino a conquistare il ruolo di capoluogo (benché in condominio con Iglesias) nella neo-costituita Provincia di Carbonia-Iglesias. Questo sviluppo economico è limitato, però, dal fatto che Carbonia ha avuto, e mantiene ancora, la caratteristica di città aziendale, come Arsia in Istria e Torviscosa nel Friuli, dove, fino a qualche decennio fa, non esisteva quasi il suolo pubblico. Infatti, le strade urbane, tutti gli impianti d’illuminazione, i sottoservizi idrici e fognari appartenevano all’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), che tramite la Carbo-sarda gestiva e possedeva, non solo tutti gli impianti produttivi e industriali dell’intero bacino carbonifero del Sulcis, ma anche quasi tutto il patrimonio immobiliare di Carbonia e delle frazioni minerarie di Bacu Abis e di Cortoghiana, dove ogni casa e ogni edificio, sia per uso abitativo o pubblico, apparteneva alla sunnominata società mineraria. Persino il Palazzo Comunale e la Chiesa di San Ponziano (la prima e più importante parrocchia della città) appartenevano alla società A.Ca.I., al quale veniva pagato, addirittura,  un affitto seppur simbolico di poche lire. In questi decenni la situazione è cambiata anche se la maggior parte del patrimonio immobiliare del Comune di Carbonia appartiene ancora a società, che ebbero attività minerarie ora dimesse e hanno il loro domicilio legale fuori dalla Sardegna; oppure all’Istituto Autonomo per le Case Popolari (con sede a Cagliari) che possiede da molti anni e detiene finora più del cinquanta per cento del patrimonio abitativo. Tutto questa situazione da regime semi-feudale influisce non poco su un normale sviluppo edilizio ed economico di questa città, che si sta battendo perché la maggior parte del patrimonio immobiliare, presente nel comune carboniense, sia affrancato e restituito alla sua comunità attribuendolo alla popolazione che qui risiede o a società commerciali con sede legale a Carbonia, gestite dagli abitanti residenti.  

   Fra i numerosi centri abitati di fondazione, autarchici o della bonifica (ne sono stati censiti quasi duecento dei quali sarebbe auspicabile un percorso nazionale, o almeno regionale, dell’architettura razionalista e moderna), costruiti in Italia e nelle colonie durante il ventennio fascista, si trova una cittadina, anch’essa già mineraria, molto simile a Carbonia. Questa cittadina, fotocopia di Carbonia, non appartiene più all’Italia dal 1947 ma alla Croazia e si chiama Arsia (in croato: Raša), già cittadina carbonifera dell’Istria orientale nel dismesso bacino carbonifero dell’Arsa. Ad Arsia, che in breve tempo divenne il terzo comune dell’Istria dopo Pola e Pisino, fu inizialmente proposta la denominazione di Libùrnia, che rimase solo per indicare il carbone istriano del bacino dell’Arsa definito appunto liburnico. Numerosi documenti confermano il legame fra il bacino carbonifero del Sulcis con quello dell’Istria, quest’ultimo, durante il domino austro-ungarico, fu gestito da finanzieri ed imprenditori della comunità ebraica triestina, che con diverse società controllavano sia le miniere di carbone di Albona (in croato: Labin) sia quelle di Trifail (in sloveno: Trbovlje) nella Zasavska, Slovenia centrale. Infatti, il 9 dicembre 1933, a Trieste nella sede dell’Arsa (la Società Anonima Carbonifera costituita nel 1919) fu istituita la Società Mineraria Carbonifera Sarda, per lo sfruttamento delle miniere carbonifere nel Sulcis di Bacu Abis, di Cortoghiana, di Caput Acquas, di Sirai e di Piolanas Nord. Poi, il 28 luglio 1935 nasceva l’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), che, tramite le società Carbo-Arsa (Società Anonima Carbonifera Arsa) e Carbo-Sarda o S.M.C.S. (Società Mineraria Carbonifera Sarda), organizzava e sfruttava i due bacini carboniferi istriano e sulcitano. E’ noto che questi due centri abitati di fondazione autarchica e fascista, Arsia e Carbonia, hanno le stesse similitudini urbanistiche ed architettoniche per il semplice fatto che gli stessi urbanisti ed architetti (Gustavo Pulitzer-Finali ed Eugenio Montuori) e lo stesso artista (lo scultore Marcello Mascherini) collaborarono con l’Azienda Carboni Italiani. Così, ad esempio, il Palazzo Ceva di Carbonia lo ritroviamo uguale a Piedalbona (già Pozzo Littorio d’Arsia, in croato: Podlabin), denominato Casa Ceva (Ce.Va. sono le iniziali dei cognomi Ceppi e Varsi, due tecnici collaboratori dell’architetto Eugenio Montuori). Infatti, l’A.Ca.I., al fine di risparmiare sulle spese, utilizzava gli stessi progetti e la stessa organizzazione del lavoro prima in un bacino carbonifero e poi nell’altro. Per il gemellaggio fra Carbonia ed Albona ho proposto, sia al Sindaco Salvatore Cherchi sia al Sindaco Tulio Demetlika, di dedicare con denominazione bilingue (italiano e croato) delle due città carbonifere che stanno per gemellarsi le due piazze identiche circondate dallo stesso complesso del Palazzo o Casa Ceva. Così la Piazza Iglesias di Carbonia si trasformerebbe in Piazza Albona = Trg Labin, non vi sarebbe alcun problema di perdere la denominazione della città di Iglesias perché esiste il Corso Iglesias a lato della stessa Piazza. Ugualmente la Piazza dei Minatori Albonesi o di Albona = Trg Labinski Rudara si trasformerebbe in Piazza Carbonia = Trg Carbonia, allo stesso modo non vi sarebbe il problema di perdere la suddetta denominazione perché a lato della Trg Labinski Rudara vi è la Ulica Rudara che potrebbe diventare Ulica Labinski Rudara. Sono proposte certamente significative non così fondamentali per attivare e sviluppare il previsto gemellaggio. A Carbonia esistono dall’inaugurazione della città carbonifera le seguenti vie dedicate alle zone istriane e dalmate: Viale Arsia, Via Sicciole, Via Pola, Via Fiume, Via Zara, Via Spalato, Via Dalmazia, Via Croazia; poi Via Lubiana, Via Slovenia e Via Montenegro. Sembra di capire, invece, che, nonostante il legame decennale fra il bacino carbonifero dell’Istria e quello del Sulcis, non esisteva una Via o Piazza Carbonia ad Arsia. Sarebbe interessante sapere quale zona di Arsia possa essere dedicata a Carbonia.

   Albona, storica città fu il più importante centro carbonifero dell’Istria, prima che, durante il fascismo, fosse fondata la cittadina autarchica di Arsia, tanto che il Bacino dell’Arsa veniva chiamato Bacino dell’Albonese, prendendo appunto nome da Albona. Poi, con la costruzione di Arsia (di cui quest’anno si celebra il Settantenario della fondazione il 4 novembre 1937), Albona perse molta importanza a favore di questa cittadina mineraria, tanto che i confini comunali fra questi due centri arrivarono fin sotto al colle dove sorge il centro storico albonese. Ai piedi di questo colle, vicino alla Miniera di Pozzo Littòrio, fu costruito l’omonimo centro abitato minerario, inaugurato nel 1942 per il ventennale della marcia su Roma, nello stesso anno in cui fu inaugurata da Mussolini Cortoghiana, evidenziando quell’incredibile parallelismo di identici avvenimenti nei due bacini carboniferi. Così, l’edilizia estensiva nei due bacini carboniferi si attuò nei centri di Arsia, nei diversi quartieri di Carbonia e a Bacu Abis (vera fotocopia di Arsia), sotto l’influenza dell’architetto ebreo di Trieste Gustavo Pulitzer-Finali; mentre, l’edilizia intensiva si realizzò nella frazione di Pozzo Littorio d’Arsia e nei quartieri carboniensi lungo e vicino al Rio Cannas (Via Nuoro, Via Gallura, Corso Iglesias, Via G. M. Angioj e i cosiddetti Palazzoni di Serbariu), su progetto dell’architetto pesarese Eugenio Montuori e i palazzi di Cortoghiana dell’architetto Saverio Muratori. Come si è sopra ricordato, sia a Carbonia sia a Pozzo Littorio d’Arsia esiste un uguale complesso edilizio: il Palazzo Ceva che nella frazione carbonifera dell’Istria si chiana Casa Ceva, prende la denominazione dall’acronimo dei cognomi dei due architetti che lo progettarono: Ceppi e Varsi. Nell’Archivio Storico Comunale Carboniense esistono tre progetti sulla sistemazione della piazza centrale di Pozzo Littorio d’Arsia, che oggi si chiama Trg Labinski Rudara (che significa: Piazza dei Minatori Albonesi), corrispondente alla nostra Piazza Iglesias di Carbonia. Nel 1947, Pozzo Littorio d’Arsia fu aggregato al Comune di Albona e si chiamò Piedalbona, diventando oggi il centro moderno della cittadina albonese con oltre 13.000 abitanti.

   Arsia con quasi ventimila abitanti e oltre diecimila minatori, in poco tempo come Carbonia, divenne la terza città dell’Istria per popolazione subito dopo Pola (in croato: Pula) e Pisino (in croato: Pazin); diventò uno dei maggiori centri industriali della Regione Venezia Giulia, dopo Trieste, Fiume (in croato: Rijeka) e la città polesana, prima dell’invasione jugoslava. In queste zone carbonifere di antiche lotte operaie, (dalla fine del dominio della Repubblica di Venezia) anche di secolare tradizione pluriculturale e multilingue con il resto dell’Istria (con prevalenza dell’elemento italiano) e l’intera Dalmazia (con prevalenza dell’elemento slavo), fu organizzata, con radicate organizzazioni clandestine di partigiani istriani (costituite inizialmente da italiani e da slavi) la resistenza contro la presenza nazi-fascista nel territorio giuliano, di fatto annesso alla regione Zona di Operazione del Litorale Adriatico (Adriatisches Künstenland), una specie di protettorato governato direttamente dalla Germania e formalmente dalla Repubblica Sociale di Salò. Dal 1943-’44, quindi, si spezzò il legame decennale fra l’Istria e il Sulcis. Oggi, Arsia è una cittadina di quasi quattromila abitanti, che dalla chiusura delle miniere non ha ancora saputo trovare una via certa e sicura di sviluppo economico, vive ancora dei fasti del passato carbonifero, anche se la componente etnica della sua popolazione non è costituita più, come in passato, da una maggioranza prevalente di italiani, ridotti a una minoranza registrata, ma da bosniacchi, erzegovesi croati provenienti dalla Bosnia-Erzegovina. Arsia e Albona si trovano nella Regione Istriana (croato: Istarska županija) è la regione più occidentale della Croazia, con la sede dell'Assemblea Regionale dell’Istria croata a Pisino, mentre sede del governo (Giunta e Presidente della Regione) è Pola. Le sedute solenni dell'Assemblea (detta Dieta Istriana) si tengono usualmente a Parenzo (in croato: Poreč), mentre uffici e assessorati sono presenti oltre che a Pisino e Pola, ad Albona, Parenzo e Rovigno (in croato: Rovinj).

   L’ente pubblico statale A.Ca.I., come sopra riferito, possedeva e gestiva, con la la Carbo-Arsa per il bacino carbonifero istriano e la Carbo-Sarda per il bacino carbonifero sulcitano, l’immenso patrimonio immobiliare, costituito non solo dalle strutture industriali e dagli impianti minerari, ma anche dagli abitati dei due comuni sunnominati con le rispettive frazioni carbonifere nel SULCIS: di Bacu Abis e di Cortoghiana (Comune di Carbonia), dei centri minerari di Nuraxi Figus e di Seruci (Comune di Gonnesa); e nell’ISTRIA: di Tupliaco (in croato: Tupljak, nel Comune di Pédena (in croato: Pićan), di Càrpano (in croato: Krapan, nel Comune di Arsia), di Vines (in croato: Vinež, già Comune di Arsia ora di Albona), Pozzo Littòrio d’Arsia (già Comune di Arsia ora di Albona), denominato oggi Piedalbona (in croato: Podlabin), perché dal 1947 era stata aggregata al vicino Comune di Albona (in croato: Labin). Non a caso fu nominato come primo presidente dell’A.Ca.I. Guido Segre, un imprenditore ebreo originario di Torino, ma autorevole rappresentante della comunità ebraica di Trieste, che fu il vero artefice nell’organizzazione e nel rilancio dei due bacini carboniferi con la costituzione di due nuovi comuni di Arsia e Carbonia; così come vi furono altri ebrei nei consigli d’amministrazione delle società minerarie sopra indicate e collaboratori israeliti come l’architetto Gustavo Pulitzer-Finali (progettò Arsia e Bacu Abis con altri tecnici, e collaborò per Carbonia), i quali furono estromessi dagli incarichi subito dopo l’emanazione delle leggi razziali nel 1938. Infatti, lo stesso Segre, esautorato dalla carica di presidente dell’A.Ca.I., non potè partecipare nel 1938 alla cerimonia inaugurale della città di Carbonia. Per questa ragione sono in corso da tempo dei contatti fra il Sindaco di Arsia, Josip Pino Knapić (del Partito IDS: Istarski Demokratski Sabor = DDI: Dieta Democratica Istriana, un partito regionale corrispondente al Partito Sardo d’Azione, che in molti comuni istriani e nell’Assemblea provinciale o regionale dell’Istria ha la maggioranza relativa), e quello di Carbonia, On. Ing. Salvatore Cerchi (DS = Democratici di Sinistra), per un significativo gemellaggio fra le due cittadine carbonifere, recuperando così storici legami e vecchi rapporti (già attivi dal 1933 fino al 1943 o 1944) utili per un’esperienza futura comune anche in previsione del fatto che la Croazia nel 2010 o nel 2012 farà parte dell’Unione Europea.

   Si segnala ancora che l’Amministrazione Comunale di Carbonia (sito ufficiale: www.comune. carbonia.ca.it, avente l’indirizzo di posta elettronica: comcarbonia@comune.carbonia.ca.it) sta concludendo i lavori di restauro del nuovo C.I.C.C. (Centro Italiano della Cultura del Carbone, con sito ufficiale: www.museodelcarbone.it, e indirizzo posta elettronica: info@museodelcarbone.it) nell’ex Grande Miniera carbonifera di Serbariu, dove è stato già inaugurato dallo stesso Sindaco di Carbonia, alla presenza di diverse autorità e del Presidente della Camera dei Deputati On. Fausto Bertinotti, nella vecchia struttura restaurata della Lampisteria un nuovo Museo Nazionale del Carbone e delle attività carbonifere, con un percorso sotterraneo didattico, attrezzato da macchinari e impianti, realizzato in galleria per illustrare le diverse fasi estrattive e produttive del carbone dalle origini fino ai nostri giorni.

 Grazie,

                                                                       Mauro Pistis

 

Associazione Culturale

La Làmpada - Sa Làntia

            1988 CARBONIA (CI) 

                      

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