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Lettera in Redazione di Amelia Arzedi
Gazzetta del Sulcis
Iglesiente del
10 Dicembre 2009
Caro
Massimo
Ti scrivo
per l’artico di Claudio Moica (pag.13 del numero 462 di “Gazzetta”- 19
novembre 2009) a proposito della conferenza presentata dall’Associazione
“Andara” di Sant’Antioco, sulla storia di Sardegna. Mi sarebbe
piaciuto leggere un riassunto, anche molto breve, di quanto hanno
spiegato i relatori.
Ciò perché
da molto tempo penso anch’io che noi sardi conosciamo poco la nostra
storia: quella non solo antica, ma anche la più vicina a noi. Non solo.
Penso pure che quando veniamo a conoscenza di fatti storici che ci
riguardano, neppure ci crediamo e prendiamo gli storici un po’ per matti
(specie se sono sardi). Magari la mia impressione è sbagliata, ma
bisogna ammettere che è avvalorata dal fatto di risiedere da quasi 50
anni fuori Regione e di vedere le cose da lontano.
Tale mio
pensiero si è accentuato mentre leggevo “Un cappello pieno di ciliegie”,
l’ultimo libro di Oriana Fallaci, pubblicato postumo dalla Rizzoli.
Nell’opera, più di 800 pagine, la scrittrice inserisce numerosissimi
personaggi (che nella costruzione letteraria fa passare per suoi
antenati, e magari è pure vero), i quali agiscono dentro tutte le
vicende culturali e storiche toscane, a partire dal Rinascimento fino al
1944. Non solo, le vicende di questi suoi presunti antenati si allargano
alla storia e alla cultura di alcuni stati europei e americani della
stessa epoca, in una cronologia dettagliatissima in cui sono comprese
persino le date, degli eventi menzionati, tutti precisamente
documentati. Raccontando e raccontando queste cose, facendo e rifacendo
i nomi di svariate località mondiali, si riferisce alla Sardegna una
sola volta (se tanto male non ricordo) e due o tre volte a Caprera;
perché vi è vissuto e vi è sepolto Garibaldi. Parla molto anche dei
Savoia, ma sembra neppure sapesse che Vittorio Emanuele II è vissuto 15
anni a Cagliari, e tanto meno sembra si sia domandata da quale luogo sia
scesa la corona che aveva incoronato i Savoia re d’Italia. La stessa
cosa ho potuto osservarla in una visita a Torino, dove la guida,
spiegando dettagliatamente la storia dei Savoia, mai ha nominato la
Sardegna. A mio parere, noi Sardi non sappiamo valorizzarci. Neppure
Dante, se per ipotesi fosse nato in Sardegna, ho l’impressione sarebbe
diventato IL POETA SUPREMO.
Che nella
Divina Commedia ci siano riferimenti alla Sardegna non lo sapevano
neppure alcuni docenti universitari padovani studiosi della Divina
Commedia, e membri del Comitato Dante Alighieri. Non sono stata creduta,
quando vi ho “timidamente” accennato. In compenso mi è stata data
ragione a posteriori. All’Università di Padova hanno studiato pure la
Carta de Logu. A tale proposito avevo intervistato proprio io il prof.
Nino Olivetti Rason (Direttore del Dipartimento di Diritto Pubblico
Comparato nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova)
nel 94, il quale mi aveva spiegato che la Carta de Logu è una delle
Carte più ben fatte fra quelle antiche, nel senso che è organizzata
meglio fra le tante da lui consultate, perché si occupa di problemi
grandi ma anche piccoli. E’ il contrario della Magna Carta inglese, per
fare un esempio, considerata in Inghilterra quasi alla stregua di un
testo biblico, che è invece rivolta solo ai baroni.
Abbiamo
persino l’unico Nobel femminile di letteratura italiana, e nessuno
sembra saperlo. Due o tre anni or sono Famiglia Cristiana aveva
ristampato le opere di tutti i Nobel italiani di letteratura, in
graziosi volumi che abbinava al settimane maggiorandone il prezzo di 5 o
6 euro. La collana era curata da Susanna Tamaro, ma ricordo il fatto
solo perché Grazia Deledda era stata dimenticata e io mi ero molto
arrabbiata.
Un’altra
cosa curiosa. Salvatore Niffoi, in una sua opera, fa riferimento a “Il
paese del vento” di Grazia Deledda, come fosse ambientata in Sardegna:
il pese del vento, cioè. L’opera della Deledda è invece ambientata a
Cervia, dove la scrittrice trascorreva le sue estati in una villetta
ancora orgogliosamente conservata dal comune delle cittadina dell’Emilia-
Romagna, sul frontone della quale sono vergati compiaciuti riferimenti
al suo nome, come orgogliose sono le scritte su di lei sul frontone
dello stesso comune. Avrei tante, tante , tante cose da aggiungere, ma
ho poco, poco, pochissimo tempo.
Concludo
salutandoti con la stima di sempre. Colgo l’occasione per complimentarmi
per la tua nomina a Presidente del Rotary Club di Iglesias: che non mi
era sfuggito, nonostante legga il settimanale sempre di corsa. Ancora un
grosso saluto.
Amelia Arzedi- Padova
