Gazzetta del Sulcis Iglesiente - Settimanale della Provicia Carbonia Iglesias  
  
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Lettere al giornale

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Lettera in Redazione - Restituisco la tessera del Partito Democratico di Pierfranco Gaviano

Gazzetta del Sulcis Iglesiente del 8 Ottobre 2009

Con la restituzione della tessera, si conclude – non senza rammarico – la mia esperienza all’interno del Partito Democratico. Sono stato costretto a questa decisione perché, da tempo, si constatano in quel Partito condizioni di totale inospitalità per chiunque non risulti gradito a coloro che, fatte modeste eccezioni, lo dirigono con gli stessi metodi attuati quando dirigevano il Partito Comunista. Perché, in buona sostanza, il P.D. è sotto una soffocante egemonia, esercitata da pochi personaggi che precludono a chiunque non sia allineato con il “gruppo di comando” di esercitare qualsiasi azione politica ispirata ai principi di democrazia e libertà.

Essi concepiscono il partito e l’idea politica che affermano di professare, non come mezzo strumentale ad un impegno politico al servizio della gente, ma funzionale ad un disegno che si identifica in un intreccio di interessi rivolti al soddisfacimento degli obiettivi di un gruppo dirigente autoreferenziale e arroccato nella difesa della propria posizione di comando.

Constato, purtroppo, che questo non è coerente con l’idea di principio del Partito Democratico che, all’atto della sua costituzione,era stato presentato alla gente. Avevo capito che esso nasceva per proporsi come un nuovo orizzonte politico e una nuova speranza di vedere rappresentate, in un momento di grande vuoto politico e istituzionale, le aspirazioni della maggioranza degli italiani, secondo un moderno processo democratico capace di ridare fiducia diffusa al Paese, a partire dai più deboli e dalle nuove generazioni in cerca di concreti e genuini punti di riferimento.

Così, l’incontro tra DS e Margherita, per i valori di cui erano portatori quei Partiti, mi era sembrato potesse sviluppare una nuova stagione di confronto e partecipazione democratica, in grado di dare vita e slancio ad un soggetto che nel Paese, dopo la crisi dei partiti iniziata negli anni Novanta, fosse in grado di riaffermare le ragioni della speranza in una nuova fase di stabilità politica e di governo.

La contaminazione – così si diceva - tra diverse esperienze politiche laiche e cattoliche doveva servire a costruire un patrimonio comune culturale all’altezza di interpretare, in un momento di grande confusione e disorientamento, le istanze degli italiani all’interno di un grande disegno unitario che ci portasse fuori dalla crisi. Purtroppo, in soli due anni, i fatti hanno dimostrato che a credere in tale prospettiva, nella maggior parte dei casi, era prevalentemente una sola delle parti in campo: quella dei cattolici democratici che, con grande senso di responsabilità, avevano accettato anche di rinunciare a talune loro peculiarità, per ritrovarsi uniti nel condividere un nuovo progetto politico con chiaffermava di privilegiare l’uomo e la difesa dei suoi ideali. Mi ero sbagliato!

Si, perché, da subito, in tutto ilPaese, dal Nord al Sud, a Cagliari, nel Sulcis Iglesiente, l’area politica, sicuramente maggioritaria, degli ex D.S. e degli ex Federazione Democratica, ha serrato le fila e messo in atto una “diffusa azione di interdizione dell’avversario” – inteso principalmente come area ex Margherita –, cercando di estrometterlo dalle sedi di governo interno ed esterno, salvo per coloro che non fossero disponibili ad accettare una indebita supremazia veterocomunista, che si è tradotta in larga misura nel controllo totale fuori e dentro il partito.

Così si sono sviluppate congiure e camarille che, dopo avere portato anche alle dimissioni dello stesso Segretario Veltroni (non rispondeva più ai richiami dei suoi vecchi compagni) e a tante altre dimissioni sparse in tutto il Paese, soprattutto nei ranghi della ex Margherita, si sono tradotte in un partito blindato dai vecchi notabili e nuovi padroni delle tessere, in cui è stato soffocato ogni dibattito e confronto interno. All’esterno, nei luoghi di potere non controllati da loro, hanno cercato, spesso riuscendoci, di “disarticolare” la resistenza dell’avversario (interno) per impadronirsene.

Obiettivo: distruggere la più bella idea politica di questi anni, rimasta senza speranza perché non è riuscita a svincolarsi dalle sue cariatidi. Queste, però, si stanno liberando da ogni forma di pensiero non in linea con loro, per non far “toccare palla” all’avversario, in una partita giocata tutta nella propria metà campo, per una “resa di conti” tutta interna, nell’acqua morta dei “capi-bastone” e dei cacicchi di provincia, producendo l’ossificazione di correnti e rinunciando ad un giovevole dibattito, all’elaborazione culturale e politica, per diventare mera gestione di potere in una insostenibile nostalgia per le storie di ieri. Ritornando ad una “pragmatica tribale” con le differenze tra iscritti, dirigenti ed eletti, per sterilizzare il confronto all’interno di un clima sempre più pesante governato da un’élite politica, che fa molto del vecchio partito comunista. Confidando ancora in un non più proponibile “richiamo della foresta”. Questo non può essere più il mio partito. Perché ha dimostrato di non avere ne il pregio ne il coraggio di valorizzare la ricchezza delle diversità culturali in una prospettiva tesa, non ad un passato fuori dalla storia, ma ad un serio e responsabile tentativo di declinare la società del futuro.

Per tutto ciò, traendo forza e speranza dalla visione dell’uomo protagonista della costruzione di una società democratica e pluralista, che trova ispirazione nel cattolicesimo politico, sento il dovere di continuare il mio impegno per contribuire a trasformare le strutture della società civile in modo sempre più rispondente al bene comune.

Sono per un pluralismo dialogante e collaborativo nella “proficua convivenza delle culture”, quale irrinunciabile base su cui intendo poggiare il mio rinnovato impegno politico, in un’area “democratica e di centro” in coerenza con la mia storia.

 

Pierfranco Gaviano

Presidente della Provincia Carbonia Iglesias

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