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Lettera in Redazione - Italia Nostra di Sant’Antioco ritorna sui lavori
eseguiti lungo il Rio Maladroxia
Gazzetta del Sulcis
Iglesiente del
29 Luglio 2009
La determina adottata dal Comune di Sant’Antioco ai primi di luglio che
prevede di affidare ad un professionista l’incarico per l’espletamento
della VIA sul progetto riguardante il rio Maladroxa, dà ragione alle
tante segnalazioni e denunce presentate da Italia Nostra prima al Comune
e, successivamente, non avendo ricevuto risposta, a Regione e Procura.
Segnalazioni risalenti all’aprile 2008, ben prima che iniziassero i
lavori di sbancamento dell’alveo del rio. Nei diversi esposti
denunciavamo la non regolarità della procedura seguita nell’iter di
approvazione e di avvio dei lavori dei rii Maladroxa e S’Arriaxu e
chiedevamo il ripristino della legalità. Denunciavamo il fatto che, per
tali opere, realizzate in un Sito di Importanza Comunitaria e in una
Zona di Protezione Speciale è obbligatoria sia la Valutazione di Impatto
Ambientale che la Valutazione di Incidenza, pena l’avvio di una
procedura di infrazione da parte della Comunità Europea. Denunciavamo
inoltre il contrasto dell’opera col vigente PUC che “considera
meritevole di conservazione o valorizzazione l’ampia e lussureggiante
vegetazione presente lungo il corso del rio Maladroxa”.
Ma, dagli Amministratori Comunali sono arrivate soltanto rassicurazioni
(rivelatesi infondate) sulla regolarità delle opere e insulti
(infondati) verso l’Associazione e i suoi responsabili.
Solo oggi, a opera ultimata, il Comune di Sant’Antioco, dice che “la
pratica sembrava a posto ed in possesso delle necessarie autorizzazioni,
ma ad aprile 2009 la Regione ha fatto notare che per quest’opera era
necessaria la VIA”. Evidentemente il progettista e gli amministratori
competenti per materia, non sono stati in grado di interpretare, neppure
dietro segnalazione specifica di Italia Nostra, la normativa vigente.
Solo a seguito dell’intervento della Regione il Comune si è deciso a
sospendere i lavori e ad incaricare un tecnico per verificare l’impatto
che i lavori potrebbero comportare su ambiente, ecosistema e paesaggio.
La situazione paradossale è che i lavori sono stati già realizzati e che
pertanto risulta del tutto snaturata la ratio della VIA.
Oltre il danno la beffa! Ad opera ultimata - che tra l’altro ha
amplificato il disastro ambientale dell’alluvione di Pasqua - si
dovranno oggi spendere 17.000 euro per individuare gli effetti diretti e
indiretti del progetto e delle sue principali alternative sull’uomo,
sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e
sotterranee, sull’aria, sul clima, sul paesaggio e sull’interazione fra
questi fattori, nonché sui beni materiali e sul patrimonio culturale,
sociale e ambientale. Ci si chiede: cosa accadrebbe se l’indagine
risultasse sfavorevole all’opera? Ad opera compiuta il tecnico
incaricato potrà, come prevede la normativa, proporre una eventuale
soluzione alternativa? Questa assurda vicenda che vede capovolto il
normale iter mette in luce diverse questioni a carico di alcuni
amministratori comunali:
• La loro pervicacia nel proseguire imperterriti la realizzazione
dell’opera, scegliendo di mettere le competenti autorità regionali di
fronte al fatto compiuto, nonostante siano stati ripetutamente invitati
a sospendere i lavori da parte di Italia Nostra e di altre
organizzazioni perché il progetto presentava evidenti lacune
autorizzative;
• L’incompetenza e il pressapochismo nella gestione della cosa pubblica;
• Il totale disprezzo delle regole e della democrazia: infatti, in
ripetute occasioni, hanno mentito ai Cittadini e al Consiglio Comunale
garantendo sulla completa regolarità amministrativa dell’opera;
• Lo scarso interesse verso la tutela del patrimonio ambientale e
paesaggistico dell’isola.
Graziano Bullegas
