Gazzetta del Sulcis Iglesiente - Settimanale della Provicia Carbonia Iglesias  
  
   > Home

 

   > Sommario

 

   > Lettere

 

   > Abbonamenti

 

   > Archivi

 

   > Ricerche

 

   > Prime Pagine

 

   > Ed. Librarie

 

   > Inserzionisti

 

   > Contatti

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Lettere al giornale

Scrivete mandando una e-mail a redazione@gazzettadelsulcis.it

Lettere

Gigi Manca

Gazzetta del Sulcis Iglesiente del 25 Settembre 2008

Spett. Redazione del giornale “ Gazzetta del Sulcis” Il Villacidrese Minero-Metallurgico

La prego di voler essere così cortese di fare un servizio nel suo giornale, affinché si riparli e si completi la storia minerallurgica, del ruolo svolto nelle aree Montevecchio- Ingurtosu- Fluminese, ed in modo particolare di Villacidro, nel contesto quasi primario, in Sardegna ed su scala internazionale negli anni 1700-1800. Con gli anni più precisi 1730- 1750 si iniziò la ricerca e con i primi sondaggi e campionature. Sin da quegli anni, la Sardegna si caratterizzava per i suoi giacimenti minerari metalliferi di interesse internazionale, tali da suscitare lo stesso interesse economico che oggi viene attribuito al petrolio. Con questa convinzione l’isola è stata invasa da ricercatori e avventurieri di ogni sorta: spagnoli, francesi, austriaci, inglesi, italiani: piemontesi, toscani, ecc.

La ricerca mineraria e i primi saggi su campionature, veniva svolta con l’ausilio di contadini e braccianti locali che si avvalevano di strumenti manuali elementari, quali martelli e mazzette, mentre la cosiddetta cernita, la scelta del minerale dalla ganga o fanghiglia, veniva svolta manualmente, mentre il trasporto era effettuato con cestini di giunco o di canne. Il rapporto di lavoro era improntato e misurato sulla quantità del minerale cernito e trasportato sul quale veniva concessa una somma di denaro variabile senza nessun riferimento all’orario di lavoro impiegato. (questo parametro non era assolutamente contemplato). Il minerale accumulato in questo modo veniva trasportato su carri trainati da buoi o cavalli verso i punti d’imbarco di Carloforte e Cagliari. Sono gli anni nei quali inizia una fase di attività di tipo industriale.

Con Carta Reale del 30.7.1740, il Console di Svezia in Cagliari, Carlo Gustavo Mandel con i soci e finanziatori Carlo Brander, e Carlo Holtzendorff, ottenero la concessione generale per coltivare tutti gli indirizzi minerari della Sardegna per la durata di 30 anni. La società Mandel, Brader, Holtzendoff, nominò quale responsabile il sassone Christian Bose.Le località esplorate, con l’aiuto  di alcuni coltivatori individuali e di ditte locali, furono: Monti Mannu (Villacidro), Montevecchio, Genn’e Mari e Ingurtosu e la coltivazione e l’estrazione veniva svolta con l’ausilio di puntarole e mazze. Quando fu iniziata la tecnica di perforazione della roccia mediante dei fori sistemati a diverse distanze tra loro, si utilizzò l’esplosivo che era usato nei centri di produzione dei fuochi d’artificio. Il trasporto del minerale estratto si svolgeva su carri e buoi e veniva concentrato sulla riva sinistra del rio Eleni (oggi rio Leni) a Villacidro, dove nel Marzo del 1742, venne dato inizio alla costruzione di una fonderia, formata da nove forni, di cui: due di evaporazione, cinque forni a manica, due di traspirazione e una docimestico in ferro, usato per colare l’argento in lingotti, necessari per l’ottenimento di piombo, rame e argento (lo zinco, ottenuto dalle calamite, venne scoperto in Sardegna solamente dopo il 1875).

Dietro i forni erano sistemati i mantici per l’aria, costruiti in legno (due per forno), e un sistema idraulico per il forno d’evaporazione. I mantici erano mossi dalla forza dell’acqua incanalata dal rio Leni e condotta all’interno della fonderia. Altra attività collaterale fu la creazione di un cantiere per la produzione di carbone di legna utilizzando la materia prima della vasta foresta della zona e per alimentare le fonderie della zona che avevano necessità di una forte quantità d’energia. Quest’attività, insieme a quelle similari delle zone centrali della Sardegna e nel Salto di Gessa (Fluminese), portarono alla disboscazione e alla distruzione di enormi quantità del patrimonio boschivo sardo. Il trasporto dei metalli veniva effettuato con l’ausilio di carri trainati da cavalli fino alla stazione di Samassi e da qui a Cagliari, dove prendevano la via dell’Inghilterra.

Com’è intuibile, in relazione ai tempi descritti, le condizioni dei lavoratori addetti alla coltivazione mineraria, che alla fonderia, erano terrificanti nonostante i salari fossero superiori a quelli dei braccianti agricoli e dei pastori, senza limitazione dell’orario di lavoro e in assenza di qualsiasi misura di prevenzione sia in relazione agli infortuni sia alle malattie professionali. Dopo la condanna definitiva del Mandel da parte della Reale Udienza, accusato di evasione fiscale per aver esportato clandestinamente l’argento sardo, il 25 marzo 1762 tutta l’attività passò sotto una gestione mista statale e privata e dopo circa 70 anni non si ebbe più nessuna attività. Pur con questa rilevanza storica mineraria e metallurgica e con le primitive tecniche in particolare a Monti Mannu di Villacidro, escludendo il Villacidrese dal riconoscimento all’interno delle otto aree del Parco Geominerario e dall’Unesco, non si è riusciti ancora ad emergere e collocarla agli alti siti o zone minerarie dell’isola. Mentre la Regione, la Provincia, il Comune e Geoparco minerario si sono interessati per le altre realtà minerarie con interventi organizzativi e finanziari per la conservazione storica, “ rimane quasi tutta la bonifica da realizzare in tante montagne di quasi 30- 35.000.000 di tonnellate di discariche con forti contenuti di metalli dal 4-6% che hanno svolto le attività minerarie, nonché assente completo d’iniziative di riciclaggio di forte presenza d’industriali o altri rifiuti industriali o agricolo in energia”.

Si è vero che in questo campo di storia mineraria-metallurgica, Villacidro si è fermata a valorizzare diversi studiosi o scrittori di libri di storica in generale, “senza togliere il valore”, ma ignorando quasi la creatività e materiale produttivo e l’intelligenza sulle scoperte primitive di tecniche produttive usate dai contadini, braccianti, operai e artigiani di Villacidro e della Sardegna. Nonché l’opera dei tecnici di prevalenza estera negli anni 1730-1800. All’attenzione internazionale.

Gigi Manca

N.B: Riferimenti da scritto dal prof. Felice Cherchi Paba Quaderni storici e turistici di Sardegna periodo 1740-1780

 

Lettere

HomePage