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IL TERRITORIO SULCIS IGLESIENTE: MEGLIO ENCLAVE DEL NORD AFRICA

di M.C.

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Il recente incontro del Prefetto di Cagliari Giuliana Perrotta con i Sindaci del Sulcis Iglesiente ha messo, più che mai, in evidenza il baratro istituzionale che esiste in questo territorio dove la povertà sta assumendo indici da terzo mondo e dove le vertenze vengono affrontate con pressapochismo a dir poco scandaloso.

Lo stesso Prefetto, più volte precedentemente coinvolta in situazioni di emergenza di questo territorio, in occasione della visita a Carbonia ha mostrato limiti operativi, forse anche perché Amministratori e Politici locali non sono riusciti finora a far comprendere, nella giusta dimensione, il dramma che vivono le popolazioni del Sud Ovest sardo di cui essi sono la diretta espressione.

Si tratta di un territorio che finora è stato narcotizzato con promesse di ogni genere, prime tra tutte quelle occupative, e dove anche finanziamenti pubblici già consolidati e decisi, vengono dirottati in altre zone dove la politica ha un potere più forte. L’esempio più scandaloso è il progetto dell’interconnessione idrica del Sulcis col sistema Tirso-Flumendosa. Qui il Cipe, nel 2011 aveva deliberato e stanziato la somma di 50 milioni di euro che la Regione ha prima dimezzato, e poi cancellato, per completare appalti sulla statale 131, sulla Olbia-Sassari e sulla 554 della periferia del Capoluogo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: il Sulcis si trova a vivere l’allarmante condizione della siccità, senza avere la possibilità di essere idricamente soccorsa da altri sistemi isolani. Così l’agricoltura langue, i territori sono a secco e… i Sindaci tacciono con devota ossequiosità..

Altro fronte imbavagliato dalla burocrazia regionale è quello delle bonifiche dei territori storicamente inquinati dalla vecchia attività mineraria. Anche in questo caso sono decine di milioni di euro di lavori bloccati, senza che alcuno conosca tempi certi delle cantierizzazioni. Eppure più volte i lavori erano stati sbandierati come imminenti, mentre essi non sono neppure all’orizzonte. Come il caso dei lavori di escavo del porto di Portovesme di cui sono stati appaltati i lavori, ma, nel migliore dei casi, non potranno essere avviati prima di 2020, non essendoci ancora le prescritte autorizzazioni della Valutazione di Impatto Ambientale e la non facile decisione della destinazione dei fanghi asportati dai fondali dove sono presenti tonnellate di metalli pesanti.

Di questo argomento si è parlato nella scorse settimane in Consiglio di Amministrazione del Consorzio Industriale di Portovesme, presieduto da Federico Strina, e dove, da parte di qualcuno, è stata sollecitata l’accelerazione dell’iter.

Ma il fronte delle incompiute nel Sulcis si allarga ai millantati progetti del Piano Sulcis che prevedono nuovo accesso a Sant’Antioco e il miglioramento stradale nel Basso Sulcis. Anche in questo caso già si parla “non prima del 2022”. Senza dimenticare la proposta dell’imprenditore Ninetto Deriu che ha presentato, anni fa, un progetto per costruire un Centro Termale nell’isola di Sant’Antioco. Tutto è rimasto lettera morta malgrado siano in predicato oltre 200 posti di lavoro.

Cosa dire poi sulle vertenze Eurallumina e ex Alcoa? Tutto campato per aria solo perché l’inconsistenza politica della Regione favorisce la latitanza governativa in ordine alle decisioni da prendere, malgrado alle due vertenze siano interessati non meno di duemila unità lavorative.

Stessi vuoti politici si registrano in ambito Aias dove oltre mille lavoratori lamentano, disperatamente, 8-9 mesi di stipendi arretrati senza che Regione, Ispettorato del Lavoro, organi di Polizia Tributaria e di Controllo o Prefettura, siano finora riusciti a rendicontare, alla luce del sole, i finanziamenti erogati alla società che gestisce il servizio assistenza o, nel caso contrario, conoscere quali strade abbiano preso i soldi erogati da Regione, Asl e Comuni.

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1 Comment

  1. 5 aprile 2017 at 17:54 —

    Più passa il tempo e più la situazione è sempre peggiore. Poi ci si stupisce che i giovani e non solo scappano via. La cosa vergognosa è proprio l’assenza dello Stato a partire da chi governa il territorio, riempiendo la testa delle persone con false promesse.
    In altre parole “il principio della rana bollita”, di Noam Chomsky.

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