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IGLESIAS: NELLA CHIESA BIZANTINA DI S. SALVATORE NASCONO “I GIARDINI DELLA BIODIVERSITÀ”

di Carlo Martinelli

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Un bando comunale, la partecipazione a un concorso nazionale per un finanziamento e tanta passione per l’ambiente, la cultura della biodiversità, la tutela della salute e del patrimonio storico. Sono i semplici ma fondamentali ingredienti di un’iniziativa finalizzata alla valorizzazione e sensibilizzazione delle tematiche sociali e alla sostenibilità ambientale. Il tutto intorno alla piccola chiesetta intitolata a San Salvatore, nel quartiere di Serra Perdosa, a Iglesias.

L’idea. Considerata la scarsa valorizzazione come spazio sociale della chiesetta di epoca bizantina, che tranne rari eventi è quasi sempre chiusa, il comune di Iglesias lo scorso anno pubblica un bando per la gestione del tempio e dello spazio circostante. Il bando ha una durata iniziale di due anni. La Scuola Civica di Politica in collaborazione con altre cinque associazioni no-profit – Gennarta servizi, Le dodici stanze dell’anima, Tutto Cambia liberi di essere, Progetto Barega e Umanità Nuova – creano una rete solidale per diffondere la cultura della partecipazione, della fraternità, dell’arte e della rigenerazione urbana e sociale. E partecipano al bando col nome “I giardini della biodiversità”. Il progetto è stato ritenuto valido e approvato dal Comune. “L’amministrazione comunale auspica che grazie al progetto di valorizzazione della cultura della biodiversità questo bene culturale diventi uno spazio dove coltivare la socialità della comunità” – ha affermato Simone Franceschi, assessore alla Cultura.

Il concorso. Aviva è un gruppo assicurativo internazionale con base in Inghilterra. Tra i suoi valori vi sono quelli della valorizzazione della diversità, la difesa del futuro dei giovani e la tutela della salute. Su queste basi crea la Aviva Community fund, un’iniziativa per aiutare “chi vive da vicino le necessità della propria comunità”. Il concorso, giunto alla seconda edizione, prevede la presentazione di un progetto nel campo della salute, dell’infanzia o del territorio che dovrà essere votato iscrivendosi gratuitamente alla community. Il contributo economico, fino a 15 mila euro, si potrà conseguire se il progetto risulterà tra i più votati. Da qui l’importanza di coinvolgere il maggior numero di persone.  Il termine della votazione è fissato al 30 aprile. Il 10 maggio si conosceranno i nomi di chi si è aggiudicato i contributi messi in palio. Questo il link per iscriversi e votare il progetto: https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/schedaprogetto/16-1081

Gli obiettivi. Serra Perdosa è un quartiere periferico di Iglesias relativamente recente. Rinasce nel dopoguerra in un territorio ricco di insediamenti molto antichi. Ne è la riprova la presenza della chiesa altomedievale del Salvatore. Spiega Marina Muscas della Scuola civica di politica: “Abbiamo immaginato, quando abbiamo pensato di candidarci alla gestione della chiesa di San Salvatore, di creare le condizioni per ridare vita a questo monumento, posto nel quartiere periferico più popoloso della città. La modalità più naturale per raggiungere questo traguardo è il coinvolgimento delle persone, in maniera semplice, ispirati dallo stesso luogo chiesa-giardino, attraverso l’aggregazione, l’incontro tra diverse culture e l’utilizzo di spazi agricoli per diversi tipi di attività e laboratori. Questo spazio deve essere sentito dai cittadini come un loro spazio, la casa di tutti, per risvegliare quel legame che aveva ispirato, negli anni ’50,  il grande architetto Sottsass quando realizzò il progetto Matrice, un progetto antropocentrico, con case operaie ognuna con spazi verdi per piccoli orti. L’obiettivo principale è proprio questo: valorizzare e aprire alla frequentazione i luoghi speciali e fuori dal tempo in cui la biodiversità vegetale si coniuga con quella umana, in cui sperimentare una socializzazione attiva e creativa. Contiamo, infine, di organizzare un piccolo mercato di prodotti biologici ”. “Sono diversi i laboratori e gli eventi in programma- aggiunge Roberta Baraglia dell’associazione Gennarta servizi. Il 5 marzo abbiamo inaugurato il cammino della gestione di questo spazio pubblico con un bio aperitivo. Mercoledì è venuto a trovarci il maestro di launeddas di Torpè Giulio Pala che ci ha fatto vedere come si costruisce lo strumento musicale delle tradizioni sarde. Il primo aprile è previsto un incontro con Giampaolo Demartis, per una lezione di erboristeria popolare con le erbe presenti nel terreno della chiesa. E poi le lezioni di potatura e innesti con l’agronomo Andrea Aru delle cantine Aru, il 2 aprile; infine l’8 aprile ci sarà un importante workshop con Maurizio Fadda sugli orti urbani e sinergici e su come realizzare un orto didattico. Il giardino della chiesa diventerà, così, un aula didattica a cielo aperto. ”.

La chiesa di San Salvatore. Pur essendo una delle più antiche chiese della città era sconosciuta alla maggior parte della popolazione. La sua datazione storica è compresa tra il IX e XI sec. Fu sconsacrata dall’appena costituito Regno d’Italia, nel 1866, quando tutti i beni ecclesiastici furono espropriati e inglobati nel patrimonio del regno. Successivamente molti di questi beni furono venduti ai privati per divenire abitazioni e magazzini. La stessa sorte che spettò all’antica chiesetta. Così della sua esistenza se ne era quasi persa la coscienza storiografica. Il suo vero valore storico e artistico era noto solo agli addetti ai lavori. In passato Iglesias ha subito la sciagurata insensibilità ai temi della salvaguardia del patrimonio storico e artistico. Questi, e molti altri, sono stati gli effetti. Il sindaco Pierluigi Carta, durante la sua legislatura, utilizzando le risorse messe a disposizione dalla Comunità europea e altri finanziamenti nazionali e regionali ha reso possibile l’acquisizione prima, e il successivo restauro e valorizzazione del tempio cristiano poi, che si è concretizzato nel 2007. Pur essendo all’esterno della cinta fortificata dell’antica Villa di Chiesa, essa rappresenta una straordinaria testimonianza dell’ultimo periodo del dominio bizantino nel Mediterraneo occidentale. Un classico esempio di edificio a pianta cruciforme della Sardegna dell’epoca. Al momento dell’inizio dei lavori di restauro la chiesa era in pessime condizioni di conservazione con reali rischi di crollo dell’intera struttura. Tutta l’opera di recupero del tempio, dal punto di vista storico-scientifico, è stata seguita magistralmente da Roberto Coroneo, scomparso all’età di 53 anni, nel 2012, al tempo professore ordinario di Storia dell’arte medievale all’Università di Cagliari, divenuto poi, giovanissimo, Preside della facoltà di Lettere

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